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SHOAH/ Dopo il Giorno della Memoria, condividere l’esperienza per ricordare

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Questi temi sono stati proposti dal Convegno internazionale Fiaccole di luce. Uomini Giusti in tempi oscuri, organizzato dall’Associazione per il Giardino dei Giusti di Milano il 22 gennaio 2010, che ha visto la partecipazione di un pubblico numeroso costituito da studenti e docenti, da aderenti all'Associazione, alla Comunità Ebraica di Milano e all'Associazione Russia Cristiana.

Il contributo più prezioso offerto alla Giornata della Memoria dal Convegno, è stato l’aver presentato la vita e l’esperienza di tre uomini “Giusti”, che si sono opposti ai regimi totalitari del loro tempo e al genocidio degli Ebrei in Grecia, in Polonia, in Germania e in Russia, testimoniando i valori profondi in cui credevano.

Guelfo Zamboni, presentato al Convegno dal giornalista Antonio Ferrari, era Console Generale d’Italia nel 1943 a Salonicco, città che ospitava la più grande comunità di Ebrei sefarditi al mondo, ed era occupata dalle truppe tedesche.

Quando iniziò la deportazione degli ebrei da Salonicco, il Console cercò in ogni modo di intervenire almeno in favore degli ebrei italiani. Così falsificò documenti, creò legami parentali inesistenti con cittadini residenti in Italia, organizzò trasferte che da Salonicco ad Atene consentissero la fuga e la salvezza di più di 280 ebrei italiani e di altre nazionalità che così evitarono i campi di concentramento e la morte.

Intervistato sul suo operato in Grecia, Zamboni affermava: «Certo che sapevo che le carte d’identità italiane che rilasciavo erano false, e che quelle persone non avevano nulla a che fare con l’Italia, ma lei cosa avrebbe fatto al mio posto di fronte a questa richiesta di umanità?»

Marek Edelman, di origini ebraiche, è la seconda figura di “Giusto” ricordata dal giornalista e attivista ebreo polacco Konstanty Gebert.

Vicecomandante della Rivolta del Ghetto di Varsavia nel 1943, si è battuto nell’assedio al Ghetto opponendo alle truppe naziste una fiera resistenza e ha partecipato un anno dopo all’insurrrezione di Varsavia. È stato perseguitato dai nazisti perché ebreo e dai comunisti per i suoi ideali. Ha.partecipato all’attività di Solidarnosc contro la dittatura comunista e si è schierato al fianco della popolazione di Sarajevo durante l’assedio serbo del 1992.

Nel 1995 aveva dichiarato: «In situazioni estreme nemmeno la paura è una giustificazione e la passività diventa un reato. Durante la guerra il mondo intero era passivo».

La cultura ebraica e mondiale considera Edelman uno dei più importanti testimoni della storia dell´Olocausto e della Resistenza, perché ha consacrato la maggior parte della sua vita a preservare la memoria degli eroi caduti nella rivolta contro i nazisti, la cui repressione costò oltre 55 mila uccisi o deportati nei lager.

 

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