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SHOAH/ Dopo il Giorno della Memoria, condividere l’esperienza per ricordare

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La figura di Vasilij Grossman infine, è stato delineata da Adriano Dell’Asta, docente di Lingua e Letteratura russa.

Lo scrittore di origine ebraica era inizialmente perfettamente integrato nel meccanismo sovietico e nel secondo conflitto mondiale era al seguito dell’Armata Rossa come corrispondente del giornale Krasnaja Zvezda. Quando entrò a Treblinka, descrisse gli orrori del campo di sterminio e le sue descrizioni circolarono durante il processo di Norimberga.

Ma negli anni ’50 Grossman si rese conto che Stalin stava pianificando una terribile purga nei confronti degli ebrei e ciò che scrisse dopo quella data segna il profondo cambiamento intervenuto nell’Autore e la condanna della ideologia totalitaria sovietica. Grossman per primo, ha sottolineato Dell’Asta, ha denunciato il profondo parallelismo fra comunismo sovietico e nazismo e per questo il suo romanzo Vita e Destino (1950-1960) venne sequestrato dal KGB e trafugato clandestinamente in Svizzera.

Egli ha colto con grande acutezza la natura del totalitarismo come falsificazione e pretesa di sostituzione della realtà con l’ideologia che, come precisava Hannah Arendt, sacrifica la realtà concreta ad una realtà fittizia.

Il Convegno è stato introdotto da una bella lettera del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e da un intervento del sindaco Letizia Moratti. I relatori G. Nissim, A Ferrari, K.Gebert, A Dell’Asta, F Grossman, F. Cataluccio hanno presentato il profilo dei Giusti e svolto il tema della Memoria.

 

In situazioni storiche segnate dal fanatismo ideologico, dalla menzogna e dalla disumanità, questi tre “Giusti”, hanno, a rischio della propria vita, riconosciuto e difeso nell’altro, nelle vittime del potere, la dignità e la grandezza che sono di ogni uomo, e hanno affermato la verità, non alterabile né sfigurabile dalla degenerazione della politica di potenza.

La loro memoria non si cancella perché la passione per il bene e per la verità che li ha animati ci risveglia dall’inerzia, rende vivo e grande ciascuno di noi e ci ricorda la ragione per cui vivere e amare la vita negli altri. La vita, il pensiero e gli scritti di questi uomini possono continuare a trasmetterci questa eredità vibrante a condizione di poter rivolgersi ad uomini vivi, disposti ad ascoltare.



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