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STORIA/ Cassiodoro, il monaco che testimoniò la fine dell’Impero Romano

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Se fossero stati unicamente periodi di grande crisi, politica e sociale, non si riuscirebbe a comprendere come la grande tradizione classica, in quegli anni, non solo non sia scomparsa, ma si sia concentrata in monasteri dove si continuava a trascrivere e studiare i testi. Senza l’ideazione di questi enormi depositi culturali sarebbe stato inconcepibile, per esempio, il Rinascimento. Cassiodoro ha voluto assumere una funzione cosciente di trasmissione della cultura del proprio mondo. Quando questa era, ormai, concentrata in una ristrettissima élite. Stava sparendo il ceto culturale medio, tipico del mondo romano; dove esistevano case editrici che pubblicavano libri in centinaia di copie e la capacità di leggere era relativamente diffusa.

 

In cosa consiste, sotto il profilo culturale e umano, l’attualità di Cassiodoro?

 

Nel suo modo di intendere il rapporto tra concezione religiosa, interesse civile e visione culturale. Se spesso si è portati a far sì che uno dei tre aspetti prevalga o addirittura assorba l’altro, Cassiodoro ha saputo mantenere un perfetto equilibrio, senza mai obnubilare nessun aspetto della propria esperienza.

 

(Paolo Nessi)



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