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SOCIETA’/ Così Charles Taylor e Remi Brague dichiarano guerra all’età secolare

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Tranquilli: non vi parlerò di crocifissi scolastici né di “feste delle luci” che oscurano il Bambinello. La polemica giornalistica (ciò che alcuni continuano eufemisticamente a chiamare “discorso pubblico”) ha prodotto l’esito usuale: non se ne può più. Così tutti continuano a rimanere prigionieri della propria caverna – l’opinione – e, soprattutto, a usare le parole in maniera inconsapevole, vale a dire secondo il senso comune generato da quello stesso discorso pubblico. Un vero e proprio “effetto blob” che conferma uno degli assiomi fondamentali su cui si regge l’opinione pubblica: la religione (quella cristiana in particolare) produce divisione e conflitto; meno ce n’è, meglio è per tutti.

Cerchiamo di uscire dalla mischia con l’aiuto del filosofo medievista francese Remi Brague. Negli interventi degli ultimi anni egli ci offre la possibilità di riflettere sul significato di quelle parole che costituiscono il retroterra del dibattito pubblico. L’esito è quello di un disorientamento salutare che ci permette di vedere le cose da un punto di vista più comprensivo e rispettoso della realtà.

La parola più rilevante è certo quella di “secolarizzazione”. Il filosofo canadese Charles Taylor ha dato al suo ultimo ponderoso volume il titolo “L’età secolare” (ne ha parlato su queste pagine Angelo Campodonico), cogliendo in tal modo quello che è indubbiamente un carattere saliente della modernità. Nella lingua inglese il termine “secular” equivale al nostro “laico” – vera e propria parola d’ordine della polemica giornalistica nel Bel Paese. Ora, non si tratta solo di ricordare che il termine “secolarizzazione” ha origine nel diritto canonico, dove indica l’alienazione di beni ecclesiastici. Si tratta anche di fare memoria delle circostanze storiche in cui tale fenomeno si produsse a partire dalla prima modernità; tale alienazione infatti avvenne nella forma di una confisca dei beni ecclesiastici da parte dei sovrani temporali in diversi momenti storici: nella Germania luterana, nell’Inghilterra di Enrico VIII, nell’Austria di Giuseppe II, più in generale in Europa dopo la Rivoluzione francese.

 

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COMMENTI
10/01/2010 - Fonti (Francesco Santoni)

Mi interesserebbe conoscere i riferimenti bibliografici di Remi Brague utilizzati per questo articolo. Grazie.