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IDEE/ 1. Di chi siamo? Tutti i dilemmi di una identità in bilico

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Prendiamo il caso di Locke (1632-1704), il quale nei Saggi sulla legge di natura del 1664 sostiene che gli uomini sono capaci per natura – cioè esclusivamente in base all’esercizio della loro ragione – di giungere alle verità fondamentali dell’etica, della politica e della religione. Di conseguenza la legge naturale presente in ogni uomo non va intesa come ispirata da Dio (come dicevano i puritani dell’epoca), ma come originaria verità razionale, conoscibile solo grazie all’«uso appropriato» delle facoltà naturali. Se non si accettasse questo argomento, verrebbe meno qualsiasi terreno comune su cui fondare una convivenza pacifica tra gli uomini, vale a dire non sarebbe possibile la tolleranza, specie in materia religiosa.

 

Ma con ciò il problema è molto meno risolto di quanto si potrebbe credere. Se non altro, resta aperta la questione di come la legge di natura possa dettare o divenire una norma civile. Anzitutto, come afferma esplicitamente lo stesso Locke, la legge di natura non è qualcosa di innato in noi (come attesterebbe il fatto che non si trova mai un accordo unanime nello stabilire in cosa essa consista), né ci viene trasmessa per mera tradizione (perché a ben vedere vi sono comunità e culture diverse che assumono come legge di natura principi spesso radicalmente diversi tra loro). Bisognerà dunque che tale legge venga appresa per conoscenza – ossia per esperienza –, e ad essa si dovrà accedere mediante le facoltà della mente umana (cioè nel senso e nella ragione, le due facoltà che strutturano appunto l’esperienza). Non è un caso che, nell’introdurre il suo Saggio sull’intelletto umano (1690), Locke dichiara che l’opera era nata in realtà da una discussione tra cinque o sei amici intorno allo scottante tema della pacificazione politica tra le diverse confessioni religiose all’epoca presenti sul territorio inglese, solo che essi «ben presto si trovarono ad un punto morto per le difficoltà che sorsero da ogni parte». E continua: «Dopo esserci affaticati per qualche tempo, senza avere fatto un passo avanti nella soluzione dei dubbi che ci imbarazzavano, mi venne fatto di pensare che eravamo su una strada sbagliata e che, prima di impegnarci in ricerche di quel genere, era necessario esaminare le nostre stesse capacità, e vedere quali oggetti siano alla portata della nostra intelligenza, e quali invece siano superiori alla nostra comprensione» (dall’Epistola al lettore).

 

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