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DIBATTITO/ Crisi della politica: con Ostellino e oltre

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Affermazione indiscutibile, perché al fondo si tratta proprio di una energia di libertà che manca e di un’esperienza conseguente di cui c’è bisogno.  Ma da sempre è stato obiettato al liberalismo che la libertà non è sinonimo di individualismo, che anzi la libertà individuale ha bisogno di un contesto sociale di libertà, come la pianta del suo terreno, e che il gioco fecondo è sempre quello delle libertà che in qualche misura si sappiano riconoscere con un impegno più grande della loro somma.

Detto in altri termini, in ogni caso c’è speranza politica, se vi sono libertà impegnate con un bene comune disponibile a tutti; libertà interessate al convivere e convinte che il convivere sia un bene irrinunciabile, il primo bene politico. È quelle che la Chiesa italiana sta ricordando e che nella prossima Settimana sociale dei cattolici sarà oggetto di riflessione.

Pur nel greve ethos politico del nostro Paese non è impossibile pensare e lavorare così; anzi, sarebbe l’unica cosa ragionevole, se non si vuol essere complici di un declino delinquenziale, cioè colpevole. Il fatto è che è difficile vedere energie intellettuali, sociali e politiche (queste tre indispensabilmente unite) decise a questo anzi tutto e sopra tutto. È difficile perché il potere di ricatto corporativo è fortissimo, eppure è l’unica speranza davvero “politica” che abbiamo; cioè di parole e fatti che ricompongano un quadro e mostrino una direzione possibile per il  bene comune.

Come non vedere, ad esempio, per chi sta nell’ambiente giovanile della scuola,  dell’università e del lavoro, che il tradimento più grave della politica sta nel non dare ai giovani la  fondata sensazioni di essere non cittadini casuali, ma figli di una Nazione, che pensa ad essi e che lavora, anzi  che li  chiama al lavoro, per costruire il loro futuro, cioè la loro comune eredità? E come non vedere che l’apertura di questa prospettiva non dipende dall’aver risolto tutti i problemi di natura economica e istituzionale, bensì dal rendere compartecipi a un progetto realistico di valorizzazione delle risorse umane giovanili del Paese interessato all’impegno e alla responsabilità delle energie migliori (che è vigliacco dire che mancano in Italia), forse proprio quelle più disponibili a non soggiacere al ricatto corporativo?

Forse la buona politica non è anzitutto quella che risolve i problemi, ma quella che suscita energie per risolverli e quindi trova alleanza in forze più fresche e più generose. Ma forse perché ciò accada è necessario anzitutto che vi sia un po’ di freschezza e di generosità  politica. Con buona pace della politologia, forse la politica è anche un “affare di cuore”.



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