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IDEE/ 2. Le avventure di un "io" conteso tra la politica e il niente

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In altri termini, l’unica possibilità di intendere la nostra identità di singole persone e la nostra appartenenza a un’identità storica, culturale, religiosa ecc., e al tempo stesso la differenza rispetto ad altri individui e ad altre appartenenze, è di tipo conoscitivo nella misura in cui comprende nuovamente le domande – cioè il bisogno di senso, ossia il desiderio del “reale” e del “vero” – che strutturano la nostra esperienza, che fanno di me e di noi qualcuno di identificabile nella propria esigenza, e a cui le nostre appartenenze danno di volta in volta una risposta più o meno adeguata.

L’inevitabilità di tale interrogazione può essere facilmente documentata, sub contrario, attraverso la semplice constatazione che la crisi delle identità (e quindi delle differenze) dipende da una crisi delle appartenenze, ma a sua volta la crisi delle appartenenze deriva dal fatto che esse non vengono percepite più come una risposta alla domanda di senso delle persone, e quindi o vengono abbandonate come non pertinenti al bisogno strutturale dell’io, oppure vengono reiterate come valori assoluti della tradizione. Ma in entrambi i casi le appartenenze non sono più dei modi di “essere” dei singoli.

Questa impostazione permette di evitare o di risolvere alcune questioni problematiche che oggi sembrano aver bloccato la possibilità di affrontare in maniera non conflittuale, ma neanche semplicemente omologante, il problema del rapporto tra identità e differenze nell’ambito della società civile, della politica e della scuola.

 

1) La prima questione riguarda l’idea stessa che ogni identità debba essere affermata in senso relativo (se non relativistico), pena il perpetuarsi della pretesa identitaria come imposizione ideologica di una parte sul tutto. Il punto infatti non è tanto quello di reimpostare e limitare in senso politicamente corretto i fondamenti di verità di una cultura o tradizione o appartenenza (e questo il più delle volte viene realizzato a buon mercato, semplicemente negando che possano esservi dei fondamenti identitari stabili e ancor più radicalmente negando che nelle esperienze storiche relative si dia qualcosa di così impegnativo come una verità). Si tratta piuttosto di tornare a porre la questione che trova soluzione o tentata soddisfazione nella propria identità di appartenenza. E al tempo stesso ritrovare la domanda o le domande che stanno alla base delle altre culture e identità.

 

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