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IDEE/ Quel maestro medievale che leggeva Agostino "pensando" al ’900

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Il dato di per sé non sarebbe rilevante se non si tenesse conto del fatto che, mentre altri autori dell’epoca preferiscono considerare Aristotele l’auctoritas filosofica e Agostino punto di riferimento teologico, Teodorico considera gli scritti di quest’ultimo come effettivi contributi filosofici.


In tutta la prima parte del libro (Studio delle fonti) Colli individua le possibili ragioni che portano Teodorico ad avvalersi di Agostino in contesti in cui generalmente si privilegia la filosofia aristotelica, mentre nella seconda parte (Temi e problemi) analizza lo spessore teoretico delle scelte operate dall’autore domenicano che, proprio avvalendosi del contributo di alcune nozioni agostiniane come abditum mentis, imago Dei o distentio animi, sembra precorrere teorie filosofiche sviluppate nel pensiero moderno.


Colli sottolinea soprattutto la funzione costitutiva che Teodorico attribuisce all’intelletto. Secondo Teodorico infatti esso compartecipa alla generazione dell’oggetto conosciuto, così come suggeriva Agostino nel IX libro del De trinitate. L’oggetto della nostra conoscenza non è innanzitutto un ens naturale, ma un ens conceptionale, cioè acquista la sua completezza in quanto “posto” da un soggetto conoscente. Ampio spazio viene poi dedicato alla trattazione del problema del tempo.

  

Anche in questo caso Teodorico è certamente meno impermeabile, rispetto ad altri maestri del XIII secolo, all’innovatività della concezione agostiniana di distentio animi che tanto affascina autori contemporanei come Heidegger o Hannah Arendt, ma che nel Medioevo è piuttosto marginalizzata a vantaggio del binomio tempo-movimento proposto da Aristotele.

 


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