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IL RICORDO/ Giorgio Pontiggia, il dono di un educatore di genio

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Li guardava uno per uno e si chiedeva: che ne sarà di loro? Una mattina lo vedo furibondo: un ragazzino di prima superiore gli aveva appena detto che di tutte le “faccende religiose” a lui non importava un fico secco, tanto lui era lì solo per diplomarsi, perché dopo si sarebbe iscritto alla Bocconi, e una volta laureato avrebbe lavorato nell’azienda di suo papà e poi l’avrebbe sostituito. Non lo addolorava tanto che non gl’importasse della religione, ma che già a quindici anni concepisse la vita come un calcolo. “Cosa dici a uno così?” mi diceva, stringendomi le spalle.

 


Non ci sono risposte preconfezionate: o gli spacchi la faccia o accetti che sia così, confidando in Dio. Un’altra volta lo vedo ancora più furibondo: un altro ragazzino, anche lui di prima superiore, gli aveva detto che delle sue parole se ne fregava, perché don Giussani era amico della sua famiglia e parlava spesso con lui personalmente. “Usare don Giussani contro la sua stessa opera! È questo che gli insegnano i loro genitori?” C’erano molti ragazzi in grave difficoltà: chi era in crisi con la scuola, chi era stato provato da un dolore da cui non riusciva a risollevarsi, chi soffriva di depressione, chi era malato.


Spesso, alle sette, sette e mezza del mattino, don Giorgio telefonava a questi ragazzi mentre si alzavano e si vestivano e recitava con loro una preghiera: lì, al telefono. Che un ragazzo fosse o meno “bravo” a scuola, a lui non importava molto: l’educabilità di una persona, ripeteva sempre, il più delle volte passa attraverso le sue difficoltà. Essere “bravi” è spesso un modo di evitare il rapporto.

 

Questo non significa che non fosse sensibile al fascino dell’intelligenza, questa meravigliosa dote che non sempre ti è utile per salvarti l’anima, ma in compenso ti fa risparmiare un sacco di tempo. L’intelligenza (che spesso non ha nulla a che vedere col rendimento scolastico) è la più bella tra le doti secondarie dell’uomo.

 

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COMMENTI
21/10/2010 - Don Giorgio Pontiggia (Massimo Scotti)

sono stato suo alunno al Liceo Cremona ed ero uno di quelli che come scrive Doninelli, "detestavo" Don Giorgio, per un suo modo troppo burbero di rivolgersi a me o in generale ad altri. Non posso però non riconoscergli e gliene sono grato, di esser sempre stato un segno per me, un segno grande

 
21/10/2010 - grazie (daniele ferrari)

Grazie Luca. Era proprio così.