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RUSSIA/ Non c’è genio senza popolo: così rinasce una civiltà cristiana

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«Non si sente il rumore dell’erba che cresce», recita un detto popolare russo a significare che la vita, la bellezza si impone d’un tratto, senza far rumore. Ed è quello, in particolare, che è successo in Russia: oggi stiamo cominciando a prendere coscienza di un fenomeno imponente, ma che finora era come passato inosservato.

Si aveva l’impressione che si trattasse di alcune singole grandi personalità, isolate e addirittura in qualche modo «eccentriche» rispetto alla Chiesa ufficiale, fortemente condizionata dal regime. In realtà - ed è questa la novità che il convegno vorrebbe evidenziare - ciascuno per vie diverse e seguendo la propria vocazione, queste persone hanno contribuito a creare una traccia unitaria, una nuova prospettiva di metodo educativo, diventando per molti una guida, originando e alimentando comunità cristiane ed esperienze ecclesiali connotate dalla consapevolezza del proprio compito educativo e missionario.

In altri termini, oltre alla grande letteratura russa, oltre al pensiero «forte» del dissenso, nutrito da personalità come Solženicyn, Havel, Bukovskij ecc., si va configurando una teologia che potremmo definire come «teologia della comunione», e che rilegge il cammino di ricerca religiosa dell’uomo contemporaneo e il suo approdo alla fede attraverso le categorie di «incontro», «esperienza», «avvenimento», «ferita», «cuore» e così via.

Una risorsa impensata, insperata - se si pensa al travaglio e alle persecuzioni subite dalla Chiesa russa nel XX secolo - che oggi può realmente diventare lo strumento di un nuovo inizio, l’imporsi di una «Presenza che non si può né descrivere a parole, né afferrare con l’intelletto, né vedere, né figurarsi con l’immaginazione. Si può solo incontrarla» (Georgij Čistjakov). Un’esperienza che oggi unisce cattolici, ortodossi, anglicani, che li muove davanti ai carismi suscitati nella Chiesa, li rende curiosi, attenti e carichi di stupore di fronte a quanto sta accadendo.



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