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IDEE/ 3. Sarà la bellezza a guarirci dal nichilismo e dal fondamentalismo

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E se uno dei compiti più urgenti, ma anche più affascinanti, della scuola fosse quello di educare a cercare il vero riconoscendolo attraverso la bellezza della realtà? L’esperienza della bellezza (di cui naturalmente parlo qui non come l’oggetto di una specifica disciplina estetica, ma come la percezione della presenza di un significato di me e delle cose) coinvolge in maniera impressionante e totalizzante il nostro io, ma al tempo stesso essa non può mai essere semplicemente prodotta o pianificata da noi. Accade sorprendendoci, ma nel suo accadere accende il nostro vero bisogno. Il bello è per così dire la conferma più eclatante che solo quando si incontra una risposta alla nostra domanda di significato, tale domanda comincia effettivamente ad essere. Forse è proprio in questa esigenza del vero e del reale, così come essa si ridesta nell’esperienza della bellezza, che noi potremo trovare una traccia forse inedita ma certamente provocante per affrontare il problema del rapporto tra identità e differenze in una prospettiva interculturale. In questo linguaggio, infatti, si realizza l’incredibile: che si possa non appena tollerare l’altro da noi, né includerlo nei nostri schemi, ma riconoscerlo come ciò di cui noi abbiamo bisogno per essere veramente noi stessi.

 

 

 



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