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LETTURE/ I nostri imprenditori sono davvero"Capitani coraggiosi"?

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E se, nel romanzo, Troop non accetta di tornare sui suoi passi per restituire il “bamboccione” alla sua famiglia dopo averlo ripescato, naufrago e svenuto in mezzo a un branco di pesci,  non è per insensibilità umana. “Ci sono otto persone sulla We’re here - dice - e se tornassimo adesso, e sono più di mille miglia, perderemmo la stagione. E se anche fossi d’accordo, gli altri non lo sarebbero”. Disko sa che il suo destino è lo stesso dei suoi compagni di viaggio nella gara ai merluzzi che con loro ha ingaggiato nel tratto di mare più pescoso che si conosca al mondo, e non c’è ragazzino impertinente che tenga a fargli cambiare programma…

Senza di lui, inoltre, non possiamo immaginare una squadretta di fisherman così diversi l’uno dall’altro per temperamento e storia personali eppure così fortemente uniti. A tenerli insieme c’è la sua autorevolezza riconosciuta. In gergo calcistico si direbbe “che sa tenere lo spogliatoio”!

E ancora: senza Disko Troop non ci sarebbe la sorprendente parabola del ragazzino erede di trenta milioni di dollari (una cifra, all’epoca, da autentico Paperon de’ Paperoni) che nell’incontro, non voluto né programmato, con quest’uomo e coi suoi pescatori, si ridesta come da un sogno e può guardare finalmente in faccia la realtà: un mondo e un modo di vivere che non lascerà mai più. Un mondo di fatiche e di soddisfazioni. Alla madre, da un lato pacificata per aver ritrovato il figlio che credeva disperso in mare, dall’altro preoccupata per lo choc di quell’avventura, che dice: “Mi chiedo come abbia potuto reggere il tuo sistema nervoso”, Harvey risponderà:  “E perché, mamma? Ho lavorato come un mulo, mangiato come un maiale e dormito come un morto”. Meglio di così!

Disko diventa, nella vicenda del giovane Cheyne, persino un padre putativo. Così padre da costringere quello vero, Harvey senior il magnate, a rivedere il suo stesso atteggiamento verso il figlio. “Harvey - racconta Kipling nel descrivere l’incontro tra il miracolato ragazzino e il padre proprietario di miniere d’oro, linee ferroviarie e quant’altro - si distese sul divano, si sfilò gli stivali e si addormentò prima che il padre oscurasse le luci. Cheyne rimase seduto a guardare quel volto all’ombra del braccio appoggiato alla fronte e, tra tutte le cose che gli vennero in mente, pensò che forse non aveva fatto il suo dovere di padre. Non si può mai sapere quando si corre il rischio peggiore - disse -. Forse per lui è stato peggio che morire annegato, ma non credo che sia così… non credo proprio. E in questo caso non avrei soldi abbastanza per ripagare Disko Troop, e non credo di sbagliarmi”.



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