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J’ACCUSE/ Barcellona: io, da ex Pci, vi spiego chi è il potere che ci governa

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Foto: Tano D'Amico  Foto: Tano D'Amico

Lo storico Giuseppe Giarrizzo mi chiama in causa come uno dei protagonisti del ‘68 e mi chiede di raccontare le mie esperienze di allora per cercare di capire cosa sta succedendo ora.

In effetti, quegli anni hanno avuto su di me un’influenza decisiva anche perché mi sono trovato in una condizione singolare: ero già professore da un anno e mi trovavo quindi dall’altra parte della barricata, ma avvertivo nella protesta studentesca il segno confuso e ambiguo di un bisogno di cambiamento rispetto ad una società profondamente irrigidita nei propri schemi mentali e nelle proprie categorie interpretative.

Il ’68 mi costrinse a rivedere il senso del mio insegnamento e a ricercare, con la contaminazione di altri saperi, le ragioni per cui una norma giuridica possa e debba essere rispettata dai cittadini. Incontrai su questo terreno la ricerca storica, sociologica e psicologica e resi il mio approccio ai problemi dell’esistenza assai più complesso di quanto non fosse stato fino ad allora.

Tuttavia non mi arresi senza combattere alle richieste degli studenti che chiedevano corsi sulla rivoluzione culturale cinese e sul modello della pianificazione sovietica. Sospesi le lezioni e restituii il registro al rettore fino a quando gli stessi studenti non cercarono un punto di compromesso. I movimenti con cui mi misurai fino in fondo furono allora rispettivamente Servire il popolo, gruppo extraparlamentare di sinistra, e Ordine nuovo, movimento di estremisti di destra.

Dopo diversi incontri, gli studenti accettarono le mie proposte. Agli studenti di sinistra proposi di studiare, come testo integrativo di Istituzioni di diritto, la critica di Marx alla filosofia del diritto hegeliano e agli studenti di destra, in particolare, l’Operaio di Jünger e la Teologia politica di Schmitt. Credo che gli studenti capirono il senso di queste proposte e si sforzarono persino di elaborare delle vere e proprie dispense di cui conservo ancora i ciclostilati. Alla fine dei corsi si fecero gli esami senza voto collettivo ma discutendo le tesi che avevano elaborato. 



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COMMENTI
31/10/2010 - Come butta il bambino assieme ai panni sporchi (Antonio Servadio)

Condivido le ponderate valutazioni esposte nell'articolo. L'individualismo che oggi è "normale", nacque proprio allora, germinava nel movimento. Il narcisismo su cui attecchiva (si pensi alla febbre da palcoscenico nelle assemblee), la confusione, la massificazione di valori e linguaggi, la trasgressione (violenta) come propellente e metodo di lotta sono stati decisamente efficaci nel produrre proprio i risultati agognati. Anche se questi effetti -come è ineluttabile che fosse- hanno dilagato nel medio periodo, rendendosi pienamente evidenti a distanza di molti anni. L'alienazione della personalità individuale è uno dei ben precisi risultati della frantumazione del tessuto familiare -e quindi anche del tessuto sociale- proprio a causa di quella recisa negazione della nozione di responsabilità, quella che reca in sé la necessità di dialogo, di legami - e quindi anche la fedeltà. Che il movimento avesse anche a che fare con "l'individualismo borghese" lo testimonia l'alta percentuale di "ragazzi di buona famiglia" fra gli agitatori di strada e nell'intellighenzia del movimento. Paradossalmente, oggi la classe media si assottiglia a rapidi passi, auto-affondata. Quanto al femminismo, quello estremista, mi preme rammentare i cortei urlati, con slogan e gestualità storici: "l'utero è mio e lo gestisco io". In quelle parole è detto tutto (molte donne poi hanno cambiato idea). Fu una rivoluzione. Come in tutte le rivoluzioni, si butta via il bambino assieme ai panni sporchi.

 
30/10/2010 - non mi devo essere spiegata (massari annalisa)

Non è successo che il '68 abbia frantumato l'autorità dello Stato: non lo hanno fatto nè le manifestazioni di piazza nè le inqualificabili imprese delinquenziali dei deliranti attori degli anni di piombo ai quali lo Stato non ha ceduto, anzi. L'autorità dello Stato si è messa in crisi da sè quando poteva acquistare ancora maggiore autorevolezza, all'indomani di quegli anni difficili. Lo ha fatto con gli scandali del CAF, con un uso "creativo" e incontrollato della finanza pubblica, con la P2,potrei continuare. Le radici del malaffare non sono certo nel '68, nei figli dei fiori e nel pacifismo. Col '68 si ebbero invece le basi di un nuovo e più forte concetto di legalità democratica, conosciuto dai Costituenti ma sconosciuto allora al popolo italiano, il rispetto delle istituzioni e delle regole che cerchiamo di trasmettere, la fiducia in esse. E così oggi tra uno scandaletto e una gogna mediatica, speriamo davvero nell'Europa!

 
29/10/2010 - una diversa tesi (Fabrizio Terruzzi)

Quando con il '68 e con l'azione politica e sindacale o con i comportamenti individuali di molti, si mina, denigrandola o non rispettandola nelle più diverse occasioni, l'autorità dello stato e del potere legittimamente costituito e non la si sostituisce prontamente con un'altra più autorevole e inflessibile, la conseguenza è una sola: l'anarchia. E nell'anarchia non c'è più un sistema di valori comune e il potere di frantuma, ognuno se ne prende un po', secondo una sua personale visione di giustizia e di società (oppure come meglio gli aggrada): così il giudice, il sindacato, il singolo cittadino, l'uomo politico, lo studente e via discorrendo. In genere l'anarchia sfocia in un regime autoritario (spesso chiamato "rivoluzionario"). A volte l'evoluzione è democratica soprattutto quando emerge un grande personaggio (qui penso a un De Gaulle non a un Berlusconi) in grado traghettare la società verso un nuovo equilibrio. In mancanza speriamo nell'Europa.

 
28/10/2010 - C'era del buono. (massari annalisa)

Non trovo nessun elemento di novità nell'articolo del prof. Barcellona il quale nel '68 già si trovava dall'altra parte della barricata istituzionale (diciamo così). E' vero che l'individualismo la faceva da padrone: più tardi, negli anni dal '73 al '77, quando inizò in Italia la rivendicazione femminista, capitava nelle riunioni "di autocoscienza" tra donne di assistere a sfoghi sui rapporti individuali di forza col partner, senza una visione generale. Sarà che vivevo in provincia. Tuttavia la presa di coscienza di una generazione che scopriva le foto dei propri padri ora rampanti vestiti da balilla, si documentava per conoscere gli orrori della guerra, i guasti della politica e svelarne i sotterfugi studiati fino ad allora come mero esercizio astratto, teorico e letterario nei testi di Machiavelli, una "rivoluzione" l'ha provocata. La denuncia degli effetti subliminali dei messaggi mediatici fa parte della cultura generazionale di quegli anni, bene o male che venga usata. Così come il nuovo diritto di famiglia è frutto di quelle lotte, altrimenti saremmo ancora vittime indifese (anche) del delitto d'onore. La scuola di Don Milani. Vedrei maggiori guasti provenire da scelte economiche attuali che sacrificano scuola università e ricerca, mentre la Germania inaugura un sistema fiscale perequativo. Infatti nel loro inno c'è "Deutschland uber alles": è la nostra cultura di provenienza storica invece che è individualista e familista, nonostante gli influssi innovativi del'68...