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MILANO/ Una buona ragione per lasciare il dito di Cattelan in Piazza Affari

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Ma soprattutto si resta colpiti più che da quel dito alzato, dalle altre quattro dita mozzate. Sono come un grido soffocato, una ferita inferta di cui non capiamo l’origine, ma che sentiamo aver a che fare con le ferite che ciascuno si porta. Poi c’è il famoso dito, che svetta e di cui si percepisce innanzitutto proprio questo senso di verticalità tesa. L’aspetto insolente del gesto, francamente, resta in secondo piano (tant’è vero che chi si era preoccupato e aveva proposto di tenere l’opera solo una settimana, ha fatto marcia indietro). Il dito sembra esprimere piuttosto un’aspirazione, una voglia di riscatto, un desiderio di uscire dalla gabbia dei desideri obbligati.

 

Comunque venga interpretata, quest’opera di Cattelan è un’opera piena di energia contemporanea. Un’opera di una forza iconica impressionante, che arriva con le semplicità propria delle grandi opere al nostro cervello e al nostro cuore.

 

Per questo sono convinto che la mano di Cattelan non debba andare più via da quella piazza. Che debba restare a Milano, perché può esserne addirittura un simbolo, ironico, provocatorio, ma anche capace di una carica civile. Perché è un legante suggestivo tra due secoli, che oggi viviamo come del tutto sconnessi tra loro. Teniamocela dunque. Anche per evitare l’umiliazione di vederla riapparire su un’altra piazza del globo…

Ci vuole una decisione di coraggio. Questa città ne ha bisogno e se la merita.

 

PS: Ai tanti che non saranno d’accordo, raccomando solo una cosa: andate a vedere. Non restate ostaggio del sentito dire o dei preconcetti.

 



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
06/10/2010 - Io sto con Frangi (Bruce Hudelhofen)

Già, perché quello di Casadei mi pare un discorso un po’ scontato e infarcito di stereotipi triti e ritriti. Trovo bellissimo, da questo punto di vista, quel suo “Dunque io dovrei piegarmi alla volontà (presunta) della maggioranza ?” Giusto, pieghiamoci allora alla volontà della minoranza illuminata che detesta Cattelan e le sue opere. Sono abbastanza convinto che se domani Cattelan dovesse proporre di colorare di rosa il Duomo e mezza Milano gli saltasse in testa, il buon Casadei non avrebbe troppi problemi a piegarsi alla volontà della maggioranza. Ma tant’è... e comunque il nocciolo della questione non mi sembra essere chi debba decidere della “sbullonatura (proletaria)” della mano (è una mano non un dito...). È troppo facile tacciare di nichilismo tutto quello che non si capisce (che sia un problema di orgoglio?). Rimango convinto che l’arte, e soprattutto quella contemporanea, non possa rimanere in balia della prima impressione (superficiale); quel “Me pias, me pias mia” , tipico, questo sì, dei “piccoli borghesi impigriti”.

 
05/10/2010 - Da un articolo di R.Casadei (Giuseppe Brambilla)

"Il dito di Maurizio Cattelan e i suoi bamboccini ricordano le statue dei peggiori musei delle cere. Tutto viene dissacrato perché niente ha valore. Ciò che conta è l'idea e non la fattura. E quest'idea elogia il nichilismo." L'ho visto il dito...e sono pienamente in pieno accordo con il dott.Casadei. Le consiglio di leggere questi due articoli: 1.http://www.tempi.it/cultura/009904-larte-di-cattelan-grida-evviva-il-nichilismo 2.http://www.tempi.it/node/9900 p.s. grazie per avermi convinto ad andare a vederla, è stata una semplice conferma, altro che contraccolpo! Cordiali saluti