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ARTE/ A Milano tecnologia e memoria si uniscono per creare nuove suggestioni

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Panni stesi al vento, strade deserte, tralicci della luce contro cieli carichi di nuvole. Rare le presenze umane – quasi ombre. Sono le tele di Luca Gastaldo, esposte nella mostra “Pensiero Fluido”, aperta da ieri allo Spazio Oberdan: una collettiva dedicata ad artisti emergenti promossa dalla Provincia di Milano, prima tappa di un progetto d’arte itinerante che toccherà, nelle prossime edizioni, Roma e Torino.

Se domandi quale sia l’origine della sua ispirazione, Luca ha una risposta sorprendente, ma chiara: “Non credo si possa trovare una spiegazione esaustiva. Personalmente ritengo più affascinante conoscere il valore che ha l’opera per chi la realizza, se risponde solamente ad un piacere estetico o se è ricerca di un significato più profondo”. Una ricerca che coinvolge profondamente il giovane pittore milanese. “I miei scorci” - spiega Gastaldo - “non sono riconducibili ad un luogo preciso, reale ed unico; sono un assemblaggio fra realtà, ricordo e desiderio. Esperienze personali che attraverso il filtro della memoria desidero suscitino emozioni universali”. E cita Pavese: “Le cose si scoprono attraverso i ricordi che se ne hanno, ricordare una cosa significa vederla, ora soltanto, per la prima volta”.

Sono questi desideri ed emozioni che l’artista vuole riprodurre attraverso i suoi paesaggi, che paiono a prima vista così immobili. Ma è un’immobilità carica di attesa. L’uomo è solo apparentemente assente da questi dipinti, come sottolinea ancora Gastaldo: “Solo l’ uomo è in grado di commuoversi davanti ad un paesaggio, solo l’uomo può vivere intensamente il dramma di certe situazioni ed esperienze in modo pieno e consapevole; per questo credo di riprodurre scene in cui il vero protagonista è l’umano, l’uomo che sia esso rappresentato nell’opera o meno, l’uomo unico essere a poter godere e vivere l’emozione che la situazione comunica. Considero l’umano il centro di ogni mia opera, anche se a volte non presente nel dipinto. Il paesaggio è perciò il tramite, l’espressione che rende evidente l’istante, il segno”.

E sono paesaggi che davvero commuovono, quelli di Luca Gastaldo, in un’installazione multisensoriale che permette anche al visitatore di sentirsi quasi dentro l’opera: una stanza popolata da panni stesi, ceppi di legno su cui ci si può sedere ad ascoltare musica country, e alle pareti quei grandi cieli tormentati, quelle città desolate.
 

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