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ORIZZONTI DI GLORIA/ La tragedia della guerra nel capolavoro di Stanley Kubrick

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Il 4 novembre l’Italia festeggia l’Unità nazionale e le Forze armate. Ma il paese celebra in questa data anche la fine del primo conflitto mondiale, che vide il paese entrare in guerra 1915-1918. L’Italia dichiarò guerra all’Austria-Ungheria il 24 maggio 1915. Dopo una repentina avanzata, che si esaurì quasi subito, l’esercito italiano e quello austro-ungarico iniziarono un feroce conflitto di posizione lungo un fronte che andava dall’Adriatico al confine svizzero. Lo scenario subì un radicale mutamento solo in conseguenza della rotta di Caporetto, quando l’esercito italiano, al comando del generale Armando Diaz, prima riuscì a contenere la pressione dell’esercito avversario, attestandosi sul Grappa e sul Piave, e poi riuscì a travolgerlo, lanciando l’offensiva dell’ottobre del 1918. Il 29 ottobre l’Austria-Ungheria si arrese, il 3 novembre a Villa Giusti, presso Padova, firmò l’armistizio, e il 4 novembre 1918 il generale Diaz poté diramare il “Bollettino della vittoria”. La guerra dell’Italia si era conclusa.

Molti i film che hanno raccontato la tragedia della guerra. Orizzonti di gloria (1957), diretto da Stanley Kubrick, è una pietra miliare nella storia del cinema. In questa pellicola, profondamente antimilitarista, Kubrick racconta gli orrori di una guerra che costo la vita, tra militari e civili, a circa sedici milioni di persone. Il male privo di ogni razionalità, la debolezza, la vigliaccheria, lo spregio della dignità umana, l’eroismo segnano in modo indelebile i personaggi della vicenda, disegnando un grande affresco dell’“inutile strage”.

Nell’ultima scena del film, una ragazza tedesca è costretta ad esibirsi suo malgrado, in una locanda, davanti alle truppe francesi. In quel momento il colonnello Dax (Kirk Douglas), riceve l’ordine di partire per il fronte e dunque di condurre i suoi verso un nuovo, quasi sicuro massacro. Ma all'ultimo decide di concedere ancora qualche minuto agli uomini.

 

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