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ITALIA A RISCHIO/ Dal nord al sud, il vastissimo patrimonio artistico italiano è in pericolo. Una mappatura

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LOMBARDIA – In Lombardia è particolarmente a rischio unarealtà prestigiose. E' la Villa Reale di Monza, una struttura adagiata in uno dei più bei polmoni verdi della regione, purtroppo alquanto trascurata per quanto riguarda la struttura stessa. Da anni si cerca di restaurarne gli interni (ma anche gli esterni) con interventi provvisori. La spesa complessiva per un adeguato lavoro di ristrutturazione del corpo centrale della Villa è stato calcolato in oltre 20 milioni di euro, una cifra altissima.

Tanto che si è anche pensato di rivolgersi a privati, con la concessione per 30 anni della gestione degli spazi nobili restaurati e delle aree accessorie in cui realizzare attività di supporto, commerciali, di ristoro e ritrovo. Idea che ha fatto storcere il naso a molti, che temono la riduzione a centro commerciale di uno degli edifici storicamente e artisticamente più belli di Lombardia. LE

TORRI DI BOLOGNA
– Nel medioevo, le torri delle città comunali erano l’equivalente dei moderni grattacieli, opere di architettura e di ingegneria di sbalorditivo livello. Bologna in particolare era la città delle torri, oggi ne sopravvivono due considerate il simbolo della città. Le torri degli Asinelli e quella dei Garisendi. Erette nel XII secolo da due nobili famiglie ghibelline, sono collocate strategicamente nel punto di ingresso in città dell'antica via Emilia.

Secondo Alessandra Mottola Molfino di Italia Nostra, si tratta di “un’emergenza spettacolare: le due torri di Bologna sono da tempo oggetto di ansia perché a rischio stabilità. Lo ha ricordato anche l’autorevole sismologo Enzo Boschi”. Quale il motivo? Principalmente i lavori cominciati nei mesi scorsi per il tram su gomma che dovrebbe passare per le vie medievali de centro cittadino. Enzo Boschi ha avvertito che bisognerebbe fermare immediatamente ogni lavoro per la grande fragilità su cu sorge il centro di Bologna che a causa della subsidenza tende ad abbassarsi e, come se non bastasse, risente delle scosse sismiche cui è soggetto l’Appennino.



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