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J'ACCUSE/ Sechi: ecco perché la sinistra odia il riformismo ancor più di Berlusconi

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In realtà, noi non avevamo pregiudizi sulla riformabilità di esso. Seguivamo attentamente, dentro il Psi, le posizioni di Riccardo Lombardi, per un verso e di Vittorio Foa, dall’altro, ma anche di alcuni settori della Confindustria, ritenendo che il “sistema” avrebbe potuto incorporare dosi avanzate di trasformazioni, cioè di riforme anche radicali.

Eravamo anni luce lontani dalle tesi e dalle analisi della Terza Internazionale. Nutrivamo, infatti, una concezione non stagnazionista e tanto meno catastrofista del capitalismo. Per sopravvivere e, anzi, garantire meglio il suo comando, avrebbe finito per conciliarsi con le proposte altamente riformatrici di Lombardi e della stessa sinistra socialista.

La compatibilità del funzionamento del capitalismo con le riforme ci aveva indotto a combattere  il Psi e il Pci. Pensavamo che essi fossero gli strumenti di questa politica di spostamento degli equilibri sociali e dei rapporti di forza ad un livello più elevato. Il controllo capitalistico sul proletariato, secondo la nostra analisi, sarebbe avvenuto coinvolgendo, come vittime consenzienti, i due partiti della sinistra, in un processo di ristrutturazione.

Fu questa la ragione del nostro anticomunismo, dal momento che consideravamo la sinistra italiana una variante della socialdemocrazia e quindi una fonte di pericolo, e di inquinamento, oltreché di resistenza, ad una prospettiva di rottura del sistema e di costruzione di una prospettiva socialista.

Il bilancio di questa stagione politica è stato che l’Italia non ha avuto né riforme né rivoluzione. Anzi ha subìto quanto spesso segue alla demonizzazione e al venire meno di queste due soluzioni, cioè un periodo di inasprimento del conflitto politico e sociale che ha preso il volto della lotta armata. Una parte della militanza politica di sinistra è finita nell’apologia e nella pratica del terrorismo. Sono i cosiddetti anni di piombo.

La sinistra non ha saputo riflettere sul fatto che questi anni, dominati da delitti, sopraffazioni, violenze inaudite, non hanno avuto per protagonisti figli di nessuno o nemici del popolo. Essi sono il canto del cigno della politica del Psi, del Psiup e del Pci.Una politica ambigua, confusa, inconcludente che non ha scelto di abbracciare coerentemente la strada delle riforme possibili, all’interno dello stato liberale e del regime capitalistico di produzione, né quello di  rovesciarlo aprendo una prospettiva rivoluzionaria, anche diversa da quella del socialismo reale (ripugnante) di Mosca, Pechino, L’Avana.
 



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COMMENTI
10/11/2010 - Meglio tardi che mai (Adriano Sala)

Dopo aver letto la parabola culturale di Sechi, viene da pensare "meglio tardi che mai". Ma manca ancora un passo, che, nella migliore delle tradizioni, l'autore farà fra venti anni: il riconoscimento che l'unica corrente di pensiero in grado di garantire democrazia e sviluppo sociale vero è il pensiero liberale. Speriamo che l'attenta lettura di Tocqueville, Smith e Schumpeter acceleri in processo di conversione. Cordialità