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TOLSTOJ/ Il nostro io lacerato ha ancora bisogno della sua visione epica del mondo

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Lev Tolstoj  Lev Tolstoj

«Non me lo faccia dire, perché è l’anniversario di Tolstoj... secondo me è più moderno Dostoevskij. Il quale è tutto ancora da scoprire, almeno in Russia, anche perché in epoca sovietica era quasi all’indice proprio per la sua sostanza religiosa, mentre Tolstoj era indicato - a torto peraltro - come un antesignano del socialismo reale. In Italia Dostoevskij lo abbiamo letto in pessime traduzioni, che non ci hanno permesso di afferrare bene la portata innovativa della sua narrativa; Toltoj invece, comunque lo si traduca, lascia sempre trasparire la sua grandezza».

 

Cosa pensa invece dell’ultimo Tolstoj, quello della religione senza Cristo e della scomunica da parte della Chiesa ortodossa?

 

«A differenza dei più, è un Tolstoj che io amo molto, in particolare Resurrezione. Naturalmente rimane sempre uno scrittore a tesi e perciò “tendenzioso”, ma questo non diminuisce la sua grandezza. Non è riuscito ad “uccidere” l’artista che c’è in lui nemmeno quando, nel suo famoso saggio, ha ripudiato l’arte, accusando tanti grandi di averci distrutto moralmente».

 

Ma qual è la religiosità di Tolstoj?

 

«È una continua ricerca, fatta in modo prometeico e nel rifiuto totale del dogma, di ripercorrere da solo le strade della credenza. Basti pensare che si era messo a studiare l’aramaico per decifrare da solo i testi sacri. Il suo fu un tentativo di riportare la religione, Cristo, in terra. Ma innanzitutto in noi. Tutto secondo Tolstoj contrastava con l’aspetto dogmatico della chiesa ortodossa».

 

C’è qualcuno che almeno in Russia nel ’900 ha raccolto la sua eredità?

 

«Assolutamente no. Non si può parlare di tolstojsmo. Si può forse pensare a Nabokov, si può forse prendere Pasternak e pensare all’ampia stella descrittiva del Dottor Živago, ma siamo comunque mille miglia lontani dalla grandezza di Tolstoj. Il ’900 è un secolo lacerato, in cui l’integrità e la circolarità della visione armonica del mondo che ebbe Tolstoj prima della conversione, e forse anche dopo, è ormai venuta a mancare».

 

 



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