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LETTURE/ Citati: il mio Leopardi, anima inquieta prigioniera di un desiderio impossibile

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«Non direi. Per Leopardi il “diletto” è il piacere, anche un piacere quotidiano e limitato. Lo è in primo luogo la gioia che ci dà la poesia: una gioia limitata e insieme suprema».

 

A scuola si studia che non vi fu sintonia tra Leopardi e Manzoni, ma lei è di un altro parere. Perché?

 

«Ci sono alcuni passi nelle lettere di Leopardi che parlano di Manzoni. Prima qualcuno gli dice che I Promessi sposi sono brutti, e lui registra questo parere come se fosse suo. Poi nel gabinetto Viesseux incontra Manzoni. Allora Leopardi non ha ancora letto I Promessi sposi, ma prova per Manzoni grande simpatia. In una lettera di qualche mese più tardi scrive che I Promessi sposi sono molto belli ma hanno dei “difetti”. Non sappiamo quali fossero i difetti di quell’opera secondo Leopardi».

 

Giulio Augusto Levi pone al centro della produzione leopardiana Alla sua donna. Che cosa ne pensa?

 

«È una poesia straordinaria, ma non direi che ne è al “centro”, proprio perché la poesia di Leopardi non ha uno ma molti centri. Uno è L’infinito, uno è Alla sua donna, un altro è Il risorgimento, una altro è A Silvia, un altro Le ricordanze, un altro Il pensiero dominante, un altro ancora Il tramonto della luna. La sua visione del mondo cambia “centro” continuamente».

 

Siamo ormai nel 150simo dell’unità di Italia. C’è un sentimento italiano in Leopardi?

 

«In lui non c’è un sentimento politico dell’unità d’Italia, ma un grandissimo amore per la cultura, la letteratura, la lingua italiana, che lui adora come una cosa assolutamente superiore. Molteplice, mobile, flessibile, essa è per lui la lingua ideale. Le due lingue che amava di più erano il greco e l’italiano, ma in fondo amava più l’italiano del greco».

  

E aveva ragione di individuare nell’italiano il fattore di maggior attaccamento e individualità del nostro popolo?



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COMMENTI
18/11/2010 - impossibile ? (attilio sangiani)

"Ciò che non è possibile agli uomini è possibile a Dio". La prigione di Leopardi era la metafisica sensista e materialistica del '700,da cui non si era liberato,nonostante il conte Monaldo,o forse a causa del rigetto del figlio per i padre. Rigetto che mi pare analogo a quello di F.W.Nietzsche per il padre "pastore evangelico" la madre e la sorella.