BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Per essere "padre" serve un dio: la lezione degli antichi

Pubblicazione:

Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)  Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)

 

Leggendo le opere dei grandi autori greci - poeti e drammaturghi, narratori e oratori - uno degli aspetti che appaiono più evidenti è l’interesse per la fecondità. L’apaidìa, l’assenza di figli per sterilità o la loro perdita, è uno dei dolori più grandi: non a caso Solone, nel discorso sulla felicità tramandato da Erodoto, pone fra gli elementi essenziali l’avere figli, e figli di figli, forti, belli e devoti. In una cultura che vede in modo nebuloso la sopravvivenza dopo la morte, la certezza che qualcosa di sé sopravviva è affidata alla prole, e insieme la speranza di cure nella vecchiaia, di eredi per i propri beni o, trasposta in ambito mitico, per la propria dinastia. È un desiderio struggente in tutte le culture antiche, come in quella biblica: “Ecco, io non sono che un albero secco” dice in Isaia l’eunuco, a cui il Signore risponde promettendo “un posto e un nome, migliore di figli e figlie, un nome eterno che non perirà”; ma a Sara e Abramo, ad Anna ed Elcana, a Elisabetta e Zaccaria viene donato il figlio atteso.

 

Di fronte ad un desiderio così ampiamente testimoniato, come vivono il rapporto genitori-figli i personaggi del mondo poetico greco? È importante chiederselo, perché lo scrittore, soprattutto il poeta epico e tragico, compone per essere testimone o, più esplicitamente, maestro: le sue storie, per lo più tratte dal patrimonio mitico, sono paradigmatiche per il pubblico, sia esso occasionale o riunito nel teatro ateniese. Il quadro che ci viene fornito è molto ampio, a riprova di un’esperienza profonda della realtà. Incontriamo giovani cresciuti senza padre, partito per grandi imprese e mai più tornato, o atteso da troppo tempo, giovani dall’adolescenza difficile, divisi fra nostalgia, desiderio di emulazione e solitudine crucciata. Vi sono padri e madri capaci di comunicare fiducia, proporre riconciliazione, suggerire ideali grandi, sacrificarsi per i figli, ma anche genitori chiusi nella propria realizzazione, o divisi fra loro, fino ad utilizzare i figli come strumenti di vendetta reciproca. Troviamo figli delusi nelle aspettative, incompresi nelle scelte, ma anche devoti, disposti al perdono (un’eccezione straordinaria nel paganesimo), portatori di novità.

 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
19/11/2010 - LA FECONDITA' DEL CUORE (Angelo Lucio Rossi)

Per leggere gli antichi occorre,parafrasando Chesterton, un cuore avventuroso.Il "plagio fisiologico" impedisce agli adulti e ai ragazzi di leggere e vivere la realtà con un cuore avventuroso.Le comunicazioni elettroniche-giornalistiche-televisive hanno censurato il cuore atrofizzandolo. Nelle nostre aule il cuore spesso non si desta davanti alla lezione degli antichi. Gli sguardi opachi dei nostri ragazzi comunicano tutta l'emergenza educativa che spazza via ogni fecondità. La lezione degli antichi ha a che fare con la libertà di ognuno e con il cuore di ogni ragazzo. Eppure, in mezzo alla confusione può riaccadere l'incontro con un testo. Incontrare un testo è come incontrare una persona. Gli antichi comunicano uno sguardo che va dritto al cuore e all'esigenza che ci troviamo addosso:l'esigenza di felicità, l'esigenza di trovare la strada giusta, l'esigenza della verità, di capire il senso della vita e della morte.

 
19/11/2010 - padri (maria schepis)

E' particolarmente pertinente il richiamo agli antichi per definire cosa vuol dire essere padri o essere madri,perchè è proprio quello che manca oggi.Il concetto di genitorialità non è più inteso come trasmissione di esperienze e di conoscenze indispensabili per la formazione di un figlio,essere padri ed essere madri oggi è un ruolo difficile ,spesso assolto o con il consenso indiscrimato nei riguardi dei figli,o con la condivisione della fragilità e le paure che accompagnano l'esistenza quotidiana.La mancanza di un credo forte,non necessariamente un credo religioso,ha generato piccoli padri e piccole madri.E? indispensabile tornare a credere con forza e convinzione in qualcuno e in qualcosa,così potranno rinascere quelle figure di riferimento necessarie per l'identificazione e l'affermazione di una giovane personalità.Lo stesso discorso si può estendere alla scuola ,dove la scomparsa dei maestri ha generato il vuoto educativo di cui ben sappiamo.La scuola naturalmente è anche trasmissione di competenze nuove e legate al mondo contemporaneo ma non può prescindere dalla necessità di un neo umanesimo