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IDEE/ Per essere "padre" serve un dio: la lezione degli antichi

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Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)  Jacques-Louis David, La morte di Socrate (1787)

E se l’apaidìa è una sofferenza, spesso non impedisce la fecondità del cuore. Da Omero ai tragici incontriamo una straordinaria serie di figure genitoriali sostitutive: il maestro di Achille, condannato alla sterilità ma ricco di una grande capacità educativa; Filottete, l’esule amareggiato che sa penetrare nel cuore di un giovane ambizioso; la vergine sacerdotessa di Apollo che fa da madre, finché il dio vuole, al bambino abbandonato; e altri maestri, amici, servi, compagni più grandi. O i nonni, rimasti privi dei figli ma tenaci nell’allevare e difendere i nipoti ormai soli.

 

Qual è il ruolo degli dèi in questi rapporti? Spesso è ambiguo e deludente. Perché spesso sono gli dèi stessi i padri assenti: Zeus per Eracle e i suoi figli, ancora Zeus per il piccolo figlio di Danae, Apollo per Ione. Le donne amate per un breve momento, a volte chi si è trovato da allevare un figlio non suo, hanno parole dure per “gli dèi che si fanno chiamare padri e poi stanno a guardare tali sventure”, come dice un personaggio di Sofocle. E se a volte gli dèi intervengono lo fanno in modo goffo e tardivo. Eppure dove gli dèi sono più presenti, più compagni, anche il rapporto educativo è più facile, come quello fra Odisseo e Telemaco sotto l’ombra di Atena.

 

Che interesse ha tutto questo per noi? Sappiamo - ce lo ricorda continuamente anche il Papa, lo vediamo nell’esperienza di scuola - che stiamo vivendo un’emergenza educativa. Sembra importante quindi rivolgersi ad un mondo lontano ma sempre vicino per la continuità del cuore umano. Il desiderio di fecondità, il bisogno di figure adulte di riferimento, genitori o maestri, ci accomuna agli antichi: solo che loro erano ancora in attesa del rivelarsi del Padre.

 

Giulia Regoliosi, In attesa del padre. Storie di genitori e figli nella letteratura greca, Aracne 2010

 

 



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COMMENTI
19/11/2010 - LA FECONDITA' DEL CUORE (Angelo Lucio Rossi)

Per leggere gli antichi occorre,parafrasando Chesterton, un cuore avventuroso.Il "plagio fisiologico" impedisce agli adulti e ai ragazzi di leggere e vivere la realtà con un cuore avventuroso.Le comunicazioni elettroniche-giornalistiche-televisive hanno censurato il cuore atrofizzandolo. Nelle nostre aule il cuore spesso non si desta davanti alla lezione degli antichi. Gli sguardi opachi dei nostri ragazzi comunicano tutta l'emergenza educativa che spazza via ogni fecondità. La lezione degli antichi ha a che fare con la libertà di ognuno e con il cuore di ogni ragazzo. Eppure, in mezzo alla confusione può riaccadere l'incontro con un testo. Incontrare un testo è come incontrare una persona. Gli antichi comunicano uno sguardo che va dritto al cuore e all'esigenza che ci troviamo addosso:l'esigenza di felicità, l'esigenza di trovare la strada giusta, l'esigenza della verità, di capire il senso della vita e della morte.

 
19/11/2010 - padri (maria schepis)

E' particolarmente pertinente il richiamo agli antichi per definire cosa vuol dire essere padri o essere madri,perchè è proprio quello che manca oggi.Il concetto di genitorialità non è più inteso come trasmissione di esperienze e di conoscenze indispensabili per la formazione di un figlio,essere padri ed essere madri oggi è un ruolo difficile ,spesso assolto o con il consenso indiscrimato nei riguardi dei figli,o con la condivisione della fragilità e le paure che accompagnano l'esistenza quotidiana.La mancanza di un credo forte,non necessariamente un credo religioso,ha generato piccoli padri e piccole madri.E? indispensabile tornare a credere con forza e convinzione in qualcuno e in qualcosa,così potranno rinascere quelle figure di riferimento necessarie per l'identificazione e l'affermazione di una giovane personalità.Lo stesso discorso si può estendere alla scuola ,dove la scomparsa dei maestri ha generato il vuoto educativo di cui ben sappiamo.La scuola naturalmente è anche trasmissione di competenze nuove e legate al mondo contemporaneo ma non può prescindere dalla necessità di un neo umanesimo