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IL CASO/ Anche una festa "ambientalista" ci ricorda il nostro desiderio di perfezione

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La Festa dell’albero che si celebra il 21 novembre è una cerimonia che ha una lunga storia, se si pensa alla cura che gli antichi avevano dei boschi. Presso i Greci e gli orientali era diffusa la pratica dell’impianto di nuove piantine in occasione di alcune ricorrenze; a Roma si era soliti consacrare i boschi alla divinità locale e la più grande festa silvana era la Festa Lucaria che cadeva il 19 luglio, nel corso della quale si propiziavano le parti di bosco impiantate nei mesi precedenti. Numerosi erano i numi delle selve, come Silvano, rappresentato in procinto di collocare a dimora una piantina di cipresso. Tacito ricorda la venerazione che i Germani avevano per i boschi, nei quali cercavano risposte alla loro religiosità.

 

La festa nacque al tempo della frontiera americana. Poiché parte del territorio era andata soggetta a pesanti disboscamenti dovuti alla conquista di terreno da coltivare e a forti inondazioni, nel 1872 il Governatore dello Stato del Nebraska creò l’Arbor day, riservando un giorno all’anno alla messa a dimora di alberi per accrescere il patrimonio forestale della nazione. L’iniziativa approdò in Europa e fu subito vista con favore. In Italia fu il ministro della Pubblica istruzione Guido Baccelli a istituzionalizzare la festa, nel 1923, dopo che nel 1898 si era celebrata per la prima volta la Festa dell’albero. Nel 1951 il ministero dell’Agricoltura e delle Foreste stabilì che la ricorrenza avrebbe avuto luogo il 21 novembre di ogni anno. Dal 1979 la celebrazione è passata in mano alle Regioni.

 

L’albero è un elemento naturale che si presta singolarmente a suggerire una serie di significati che vanno ben aldilà della sua natura fisica. Ne ha parlato varie volte Romano Guardini, che gli dedica questa breve e illuminante riflessione: “Un albero ha determinate caratteristiche botaniche, un certo valore economico, una particolare bellezza pittorica. Se su questo piano è stato detto tutto ciò che è possibile dire, rimane ancora qualcosa: l’albero dà l’impressione di significare più di quanto esso è in base alla sua presenza empirica; cattura l’osservatore e, con un movimento particolare, attraverso la sua presenza immediata, lo conduce oltre, in un altro spazio, in un altro rapporto significativo.



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