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LETTURE/ Perché bisogna ubbidire al cuore anziché allo Stato?

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La legge di natura è dunque il principio delle nostre libertà e di quell’istituto fondamentale che si chiama “obiezione di coscienza”. Il diritto naturale, quando non è un sistema chiuso come in Grozio e Von Pufendorf, ma faticosa ricerca della verità da parte della ragione - come in Sofocle e, in maniera diversa, in san Tommaso - è un elemento essenziale delle democrazia, quello su cui si può fondare il rispetto per chi è diverso e la convivenza tra i popoli. Antigone è anche il modello a cui, neanche tanto implicitamente, si ispirarono i padri della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo nel 1948, ma anche il principio che ha reso possibile il tribunale di Norimberga e i vari tribunali internazionali, almeno nell’immediato dopoguerra. La tesi di Norimberga è semplice e rivoluzionaria: ubbidire allo stato non è una giustificazione, perché, appunto, ci sono leggi non scritte, le leggi della Coscienza.

 

Fa dunque molto bene la rivista Communio, facendo suoi i diversi richiami di papa Benedetto XVI sulla necessità e l’imprescindibilità della legge naturale, a chiederci di riflettere su questo tema, attraverso una serie di contributi e testimonianze, tutti seriamente documentati e stimolanti. In effetti, la politica oggi non può fare a meno di confrontarsi sui grandi temi etici ed è su questi temi che gli schieramenti si frantumano e di ricompongono. Ripensare la funzione del diritto naturale è urgente proprio perché il dialogo sociale, per funzionare, necessita di un vocabolario comune e condiviso, i cui termini fondamentali non vengano usati in maniera e con significati deliberatamente ambigui od equivoci.

  

Il relativismo etico dell’Occidente e la politically correctness come sua religione civile non sono in grado di realizzare questo dialogo dato che, nella migliore delle ipotesi, quel che ne deriva è solo una mera giustapposizione del diverso, una multiculturalità senza incontro e senza scambio. La stessa Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo non è esente da questo drammatico problema di “interpretazione” e, non per nulla, è oggi usata per sostenere una tesi e il suo contrario, come, per esempio, la difesa della famiglia tradizionale o la sua demolizione attraverso il riconoscimento dei cosiddetti matrimoni omosessuali.



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