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IL CASO/ 2. Sechi: cari ex "compagni", aprire gli archivi di Stato non ribalta la storia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Occorre, però, togliersi dalla testa più di un pregiudizio. In primo luogo quello, caro da una certa cultura di sinistra, secondo cui a tramare contro le nostre istituzioni e cercare di sovvertirle, finanziando gruppi di terroristi legati all’estrema destra neo-fascista, in funzione anti-comunista, siano stati i servizi di intelligence degli Stati Uniti, di concerto con quelli “atlantici”. Episodi di questo tipo ci sono stati ad opera di qualche settore dell’intelligence militare, come è stato documentato dai magistrati della regione del Nord Est (soprattutto in Veneto).

Non c’è ragione di tenerli nascosti, ma non è il caso di scambiare la parte con il tutto. Voglio dire che a impedire l’accesso dei comunisti al governo, a ragione o torto, sono stati anzitutto gli elettori italiani dal 1946 ad oggi, e non interferenze o pressioni dei nostri alleati. Né avrebbe senso dimenticare che il comunismo, in tutte le sue varianti, proprio per la sua natura totalitaria (forse peggiore del fascismo e del nazismo), è stato un pericolo incombente, direi il maggiore dopo il 1945, per tutte le democrazie occidentali. Combatterlo, isolarlo, sventarne le manovre, è stato un impegno sancito da accordi internazionali, e non una sorta di vizio solitario dei governi italiani. Se vogliamo renderci conto del carattere di marca di frontiere del nostro paese negli anni della Repubblica, dobbiamo ragionare sul fatto che è stato oggetto di incursioni, scorrerie, operazioni di ogni genere da parte del terrorismo arabo-palestinese.

In più occasioni, oltreché nella sua recente intervista con Luigi Fasanella, il giudice Rosario Priore ha rilevato come nelle principali stragi da cui è stato funestato il nostro paese sia presente la mano, e non solo l’ombra, del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina diretto da George Habbash. Non si capisce nulla della strage di Bologna, come di Ustica, come dell’attività delle Brigate rosse italiane e tedesche, per fare qualche esempio, se non si esaminano le azioni di questo terrorismo. Esso era strettamente legato alla primula rossa Carlos. Entrambi si muovevano nella sfera degli obiettivi politici e degli interessi di stato del servizio segreto sovietico, il Kgb. A sua volta, l’intelligence sovietica aveva un’estesa diramazione nei paesi del Patto di Varsavia come nei gruppi guerriglieri di mezzo mondo.

I governi italiani hanno stabilito un accordo, il cd “lodo Moro”, con Arafat e Habbash, per evitare che il nostro paese diventasse teatro della guerra tra palestinesi ed israeliani, e per spuntare  condizioni favorevoli nelle forniture di petrolio. Il traffico di armi, anche a favore del terrorismo brigatista, in Italia ha avuto come epicentro e veicolo il terrorismo palestinese. ecco perché sarebbe opportuno, e necessario, che l’enorme documentazione esistente negli archivi di Mosca, come di Praga, come di Berlino, Sofia ecc., venisse finalmente acquisita ed esaminata dagli studiosi.



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COMMENTI
26/11/2010 - ora sono d'accordo (attilio sangiani)

Caro Sechi avevo commentato il suo articolo relativo alle assoluzioni di Brescia,esprimendo gli stessi concetti che ora leggo in questo articolo. Cordialmente Sangiani