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IL CASO/ 2. Sechi: cari ex "compagni", aprire gli archivi di Stato non ribalta la storia

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica


Bisogna,dunque,  saper guardare da tutte le parti, senza opzioni privilegiate e pregiudizi, abbandonando la bizzarra idea che ci sia stata una “eversione atlantica” di cui l’Italia sarebbe stata vittima più o meno inconsapevo-le, mentre dall’Europa dell’Est non sarebbe venuto alcun pericolo.
La premessa di questa consultazione degli archivi, da Est a Ovest, è che siano resi accessibili i documenti più facilmente disponibili. Mi riferisco a quelli secretati (sono molti) che le Commissioni parlamentari di inchiesta (sulle stragi e sul dossier Mitrokhin) non hanno avuto il coraggio (o forse solo l’intelligenza) di de-classificare.

Anche gli archivi riservati del ministero dell’Interno come quelli del ministero della Difesa e dei servizi segreti dopo 30 anni devono diventare accessibili, una volta accertato che non contengono nulla che possa mettere in pericolo la nostra sicurezza. La stessa richiesta va rivolta all’Arma dei carabinieri. Esercita funzioni di intelligence, oltreché di prevenzione e di repressione, in tutti i comuni d’Italia (la polizia opera, invece, su un teatro provinciale) mi pare fin dal 1814. Ebbene, ciò malgrado, i suoi archivi sono blindati, inesplorabili o vengono pervicacemente distrutti. L’offesa inferta alla ricerca storica e alla magistratura è di proporzioni incalcolabili.

Per intenderci, noi storici siamo costretti a lavorare quasi esclusivamente su una fonte altamente politicizzata come le carte di polizia. Possibile che il comandante dei carabinieri, come il ministro della Difesa non avvertano lo scandalo, e la vergogna, di questa situazione? I pretesti  per occultare gli archivi citati  sono stati, e continuano ad essere, ridicoli o per nulla convincenti.

Come si può celebrare il 150 anniversario dell’unità d’Italia quando siamo ancora nell’impossibilità di accedere a fonti preziose del nostro passato? Il nostro passato rimane come un arto monco, ancora sconosciuto. Ma è anche la domanda angosciosa di giustizia di migliaia di vittime e dei loro parenti. È venuto il momento, dopo la sentenza sulla strage di Brescia, di ribellarsi a questo destino di periferia del mondo civile.



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COMMENTI
26/11/2010 - ora sono d'accordo (attilio sangiani)

Caro Sechi avevo commentato il suo articolo relativo alle assoluzioni di Brescia,esprimendo gli stessi concetti che ora leggo in questo articolo. Cordialmente Sangiani