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IDEE/ Václav Havel: solo lo stupore ci salva da una globalizzazione senz’anima

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Václav Havel (Ansa)  Václav Havel (Ansa)

La causa di tutto questo - sostiene Havel - sta nel fatto che viviamo nella prima civiltà atea globalizzata, una civiltà che ha perso i suoi nessi con l’infinito e con l’eterno, e perciò preferisce il profitto immediato a quello a lungo termine. L’aspetto più pericoloso di questa civiltà atea è il suo orgoglio, che la rende irrispettosa verso il patrimonio trasmesso dalla natura e dai nostri antenati e che la fa sentire presuntuosamente onnisciente.

In questo modo, con il culto del profitto immediato e del progresso, “scompare il rispetto per il mistero e per l’incommensurabile, si perde il senso dell’infinito e dell’eterno, che fino a poco tempo fa costituivano i principali orizzonti delle nostre azioni. Abbiamo completamente dimenticato quello che le civiltà precedenti sapevano: che nulla è certo”.

Il drammaturgo sposta le sue riflessioni anche sulla recente crisi finanziaria, definendola un segnale istruttivo per il mondo contemporaneo, un monito contro la sicumera sproporzionata e l’orgoglio della civiltà moderna: l’azione umana non è totalmente prevedibile come credono molti inventori di teorie e concezioni economiche. E il dramma è che questi stessi sapientoni, invece di imparare la piccola lezione di umiltà da cui avrebbero dovuto capire che non tutto è sempre automaticamente concesso, pretendono di descrivere con lo stesso metodo le cause della crisi!

“Per secoli l’umanità ha vissuto in civiltà capaci di formare una cultura, dove gli insediamenti avevano un ordine naturale determinato da una sensibilità comunemente condivisa”, grazie alla quale l’ultimo fabbro medievale, quando gli chiedevano di forgiare un attrezzo, lo produceva secondo quello che oggi chiameremmo stile gotico, senza aver bisogno di un maestro o di un designer che gli insegnassero come fare. La nostra civiltà appare piuttosto come una delle tante conseguenze secondarie dell’orgoglio moderno, che crede di aver capito tutto e perciò di poter pianificare il mondo intero.



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COMMENTI
03/11/2010 - globalizzazione senz'anima (maria schepis)

Bellissime le riflessioni di Havel e sicuramente importanti, perchè cogliere l'armonia spezzata che ci circonda è fondamentale per dare una svolta a questa società malata.Sicuramente l'errore più grave di oggi è l'arroganza quasi sprezzante con cui ci si dimentica che uomo-natura ambiente-economia sono binomi inscindibili.In nome del progresso si incrinano certezze che poi sono fondamentali per il nostro benessere.Trovo profondissimo inserire l'uomo con le sue necessità in questo cosmo di natura,una visione nuova ma antica nella sua origine.Ho davanti gli occhi le immagini di dolore di chi ha fame e sete.Per colpa di chi?Di chi vuole e ha voluto ricchezze enormi a discapito di uomini buoni,colpevoli solo di vivere in contesti socio-ambientali che li hanno resi dei reietti.Così non può continuare,ritroviamo l'equilibrio perso,ascoltiamo quella voce d'infinito che è dentro di noi ma che ostinatamente rifiutiamo di sentire.Rendiamo umana la globalizzazione,ci conviene perchè proprio noi occidentali incominciamo ad essere la parte più debole,e, se la ruota gira, mi pare che abbia preso una direzione a noi non favorevole.E prima che qualcosa muti stendiamo una mano a quei nostri fratelli a cui abbiamo tolto tutto,forse ritroveremo pezzi del nostro animo smarrito