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SAGRADA FAMILIA/ La cattedrale è del popolo: Benedetto inaugura l’opera del genio Gaudì

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La Sagrada Familia, particolare  La Sagrada Familia, particolare

A suo parere, dunque, era indispensabile che l’architetto esprimesse il suo vivo senso religioso, il suo senso del sacro, nell’architettura; doveva essere questa la sorgente della sua creatività, produttiva di novità non passivamente non imitativa del passato.

Ormai avanti negli anni, riflettendo sull’avventura che stava vivendo in prima persona come direttore del cantiere, avvertiva di aver assunto un compito di rappresentanza. Non vi esprimeva infatti solo il proprio sentire, ma anche quello del popolo catalano. Affermò: “La chiesa della Sagrada Familia è realizzata dal popolo, che vi trova riflesso il proprio modo d’essere. E’ un’opera posta nelle mani di Dio e affidata alla volontà del popolo. Vivendo a contatto con il popolo e rivolgendosi a Dio, l’architetto svolge il proprio compito. E’ la provvidenza che, secondo il propri disegni, porta a termine i lavori” (Pensiero di Gaudì raccolto dagli allievi).

Poiché riteneva che la Chiesa fosse l’edificio più rappresentativo di un popolo credente, Gaudì si propose di attuarvi la sintesi spaziale e figurativa dell’immaginario simbolico della tradizione cattolica. La cattedrale sarebbe così diventata figura della Chiesa Universale, celeste e terrestre, oltre che, secondo la sua dedicazione, omaggio di devozione a Gesù Cristo e ai genitori terreni, Giuseppe e Maria, che insieme compongono il modello ideale della famiglia cristiana.

Una impresa delle dimensioni della Sagrada Familia chiede tempi lunghi per essere portata a termine. Alla morte di Gaudì, il 10 luglio 1926, gli successe, alla direzione del cantiere, l’architetto Doménech Sugranyes, già suo collaboratore, che completò, entro il 1930, il coronamento delle torri-campanile e molte sculture. Nel luglio del 1936 la furia iconoclasta dei protagonisti della guerra civile, incendiò la cripta e distrusse il laboratorio di Gaudì. Vennero bruciati molti disegni; rovinata la maggior parte dei modelli in gesso e legno, direttamente modellati dall’architetto.

Alla morte nel 1938 di Sugranyes il cantiere venne affidato all’architetto Francesc Quintana, che ricostruì la cripta del tempio; avviò il restauro dei modelli in gesso della chiesa originale; costruì, infine, la parete con il finestrone neogotico, nel braccio est del transetto.

Nel 1954, a seguito di pressioni da parte di molte personalità di varie parti del mondo che ammiravano l’opera dell’architetto catalano, la Junta Constructora del Templo decise di avviare la costruzione della facciata della Passione. Si organizzarono raccolte di fondi per la continuazione dei lavori, che vennero guidati, in un primo tempo, da Francesc Quintana, poi da Isidre Puig Boada, infine da Lluis Bonet Garì. Entro il 1976 l’architettura dell’intera facciata, compresi i quattro campanili, era ormai conclusa. I lavori proseguirono poi sotto la direzione di Puig Boada e Bonet Garì, fino a quando, nel 1981, questi passarono l’incarico, perché ormai ottuagenari, a Francesc Cardoner.

Del 1985 fino ad oggi l’incarico di progettista capo è stato assunto dall’architetto Jordi Bonet i Armengol, che si impegnò a rinsaldare le fondazioni su cui insisteva la chiesa, a costruire le pareti che delimitano le navate, a innalzare le colonne arborescenti, a chiudere lo spazio perché possa essere utilizzato per il culto.



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