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CENSIS/ Cazzullo: il desiderio cambi la politica. Sapelli: ma chi ci salva dal nichilismo?

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Ma c’è una cosa nel volantino di Cl che non convince Cazzullo. «È l’insistenza e il continuo richiamo, fatto da Giussani e continuato dopo di lui, sul moralismo. Qui il problema non è più l’ossequio alle norme ma un vero e proprio deficit di etica pubblica: lo spettacolo di questi giorni, con parlamentari che passano da un estremo all’altro dello schieramento politico, è la totale assenza di morale. È qualcosa che chiede una risposta».

«Io il desiderio - continua Cazzullo - lo vedo nella grande domanda politica dell’Italia moderata che non è soddisfatta. Anche questo è desiderio di cambiamento. La mia personale opinione è che dal berlusconismo si debba uscire; ma da esso non si esce a sinistra, che non è in sintonia con il nord del paese e si limita a rappresentare le vecchie liturgie di piazza alla maniera del vecchio Pci. Credo che Cl non possa limitarsi al foedus che molti suoi esponenti di riferimento hanno stretto con Berlusconi. Mi chiedo se non possa considerare di essere chiamata oggi a lavorare anch’essa per trovare quell’alternativa moderata che gran parte del paese chiede».

 

Anche l’analisi di Sapelli si sposta sulla politica. «Perché la politica è sempre pedagogia, anche quando non vuole esserlo. Detta modelli che si incontrano o si scontrano con le aspettative della gente. La maggioranza degli italiani può credere ancora in Berlusconi, anche senza simpatizzare per la sua vita privata. Come può credere ancora in Bersani, anche se fa un discorso vecchio di un secolo. Forse gli uni e gli altri vorrebbero però che al posto di quei due - e non solo loro - ci fosse qualcun altro. Questo non è desiderio? Che la gente continui a desiderare vuol dire che pensa che ci possa essere un mondo migliore dell’esistente. Il fatto è che la politica non è più capace di indicare un orizzonte e in questo ha fallito il suo compito».

 

«Perché - continua Sapelli - noi desideriamo sempre. Il problema non è “tornare a desiderare”, ma creare le condizioni per cui la gente si accorga di avere questo desiderio e lo trasformi in azione collettiva». Sul serio non spetta alla politica? Sapelli è convinto di no. «Forse il destino della politica attuale è proprio quello di andare a grandi passi verso il suo disfacimento, per completare la sua delegittimazione e porre le basi di qualcosa di nuovo. No, quel compito può essere solo della Chiesa e dell’associazionismo non partitico. La politica attraversa innanzitutto una profonda crisi teorica. Altrove ci sono state le riforme del laburismo e del riformismo, da noi la politica vive ancora di rendita sulle idee di Turati, Gramsci, Maritain e Sturzo. La sussidiarietà è mai diventata un programma politico? Solo in Lombardia, ma l’hanno isolata come se fosse un bubbone infetto. Poi però bisogna anche dire che l’esperienza politica lombarda non ha ancora trovato un’elaborazione critica…».

 



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