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CENSIS/ D’Avenia: per guarire il desiderio, andiamo a "caccia" di persone felici

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«Ho conosciuto persone nobili che hanno perduto la loro speranza più elevata. E da allora calunniano tutte le speranze elevate». Comincia citando Nietzsche l’intervista del sussidiario con lo scrittore Alessandro D’Avenia a proposito dell'ultimo volantino di Cl. No, non è il desiderio ad essere in crisi, dice D’Avenia, ma il nostro senso per il bene capace di suscitarlo. Un senso che si è smarrito nell’indistinto dei tanti vizi che riempiono la nostra pancia. La sfida? «Trovare la bellezza nascosta nel quotidiano, trasformando in versi la prosa dell’ordinario», dice l’autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue. «Occorre andare a caccia di persone felici».

 

Secondo lei è vero che c’è un «calo del desiderio», come dice il Censis il quale si spinge fino a parlare di declino della nostra soggettività morale e profonda, di una «nirvanizzazione» dei nostri bisogni e desideri?

 

«Niente di nuovo sotto il sole. “Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono eguali. Una vogliuzza per il giorno e una per la notte: salva restando la salute. ‘Noi abbiamo inventato la felicità’ - dicono e strizzano l’occhio. Io ho conosciuto persone nobili che hanno perduto la loro speranza più elevata. E da allora calunniano tutte le speranze elevate. Da allora vivono sfrontatamente di brevi piaceri e non riescono più a porsi neppure mete effimere. Perciò hanno spezzato le ali al loro spirito: che ora striscia per terra e contamina ciò che rode...”. Queste parole appartengono a Nietzsche, che aveva intuito con un secolo di anticipo la chiusura della mente e del cuore borghesi e la sostituzione della felicità con il piacere e del bene con il benessere. Il desiderio è tensione verso il bene. Non è calato il desiderio, ma è calata la presenza visibile e l’appetibilità del bene. Basti pensare ad un tema come quello del Paradiso. Nessuno vuole andare in Paradiso, neanche i cristiani: sembra un posto noioso».

 

Sta dicendo che il problema oggi non è l’esaurimento del desiderio, ma l’esaurimento del bene come qualcosa di desiderabile e quindi da realizzare...

  

«…anche se a fatica. Il piacere soddisfatto sempre e comunque atrofizza il desiderio. Al bambino che chiede il secondo gelato il papà fa bene a resistere, presentando come desiderabile una realtà diversa, fatta di attesa e quindi di scoperta. Il bambino sempre soddisfatto diventa un tiranno obeso. Di contro, il bambino il cui desiderio non è sempre soddisfatto, entra nella realtà, va alla ricerca del nuovo, gioca, scopre, crea. Questo vale anche per gli adulti: se il desiderio è sempre soddisfatto non c’è ricerca, non c’è creatività.



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COMMENTI
15/12/2010 - RIMETTIAMOCI IN MOVIMENTO (Angelo Lucio Rossi)

Di fronte all'emergenza educativa e al nichilismo opaco è necessario riproporre con tutta la baldanza che abbiamo addosso la Bellezza. Trovare la Bellezza nascosta nel quotidiano e proporla. Sarà la Bellezza a guarirci dal nichilismo e dal non senso.Non dobbimao più soffermarci sulle sterili analisi. L'emergenza educatica ci chiede di mettere in moto l'io e il desiderio.In questi giorni di scuola mentre negli altri istituti si ripeteva il rito stanco delle occupazioni, nel Liceo Marconi di Pescara si svolgevano le "Giornate della Bellezza"(13-14 DICEMBRE).Mostre artistiche, gemellaggi con scuole africane,incontri con associazioni di volontariato,laboratori didattici e incontri con tante personalità della cultura e dell'arte.. E se uno dei compiti più urgenti, ma anche più affascinanti, della scuola fosse quello di educare a cercare il vero riconoscendolo attraverso la bellezza della realtà?

 
15/12/2010 - de-disedere = sentire la mancanza delle stelle/Dio (LUISA TAVECCHIA)

riporto un passaggio dell'intervista a Eugenio Borgna di ieri, che mi trova pienamente concorde, come pure la bella e profonda int. a D'Avenia. grazie sempre di queste iniezioni miracolose. ciao luisa ''Che cosa aiuta oggi una persona dimentica di sé a recuperare la portata incommensurabile del proprio desiderio? «“Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas” (Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità; Agostino, De vera rel. 39, 72). Sentire il battito del proprio cuore, seguire il cammino misterioso che porta verso l’interiorità, vedere, ascoltare la voce dell’Infinito che è presente in ciascuno di noi ma che non sempre o quasi mai, di volta in volta, di epoca in epoca, sappiamo ascoltare, bruciati dal fascino fatuo delle circostanze. Non siamo pietre immobili, siamo anime aperte a tutto quello che ci circonda e se sappiamo cogliere e ascoltare la voce misteriosa dell’infinito, ecco che quest’ansia di recupero dei significati più profondi della nostra vita si realizza»