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CENSIS/ D’Avenia: per guarire il desiderio, andiamo a "caccia" di persone felici

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«Ne sono convinto. Sto incontrando centinaia di ragazzi, insegnanti, genitori grazie al mio romanzo. Mi scrivono altrettanti. Cosa accomuna tutte le domande e le lettere delle persone che incontro? La sete di senso. Il cuore è inaridito. La testa è smarrita. Cuori freddi. Teste calde. Occorre ri-armonizzare testa e cuore, rendendo i cuori “pensanti” o le teste “accorate”. Dante più si avvicina al centro dell’Inferno più trova lande di ghiaccio e dannati dagli occhi ghiacciati: il ghiaccio di cuori freddi, la solitudine che si richiude su sé stessa. Un ghiaccio del cuore che si cerca di sciogliere surriscaldandolo con artifici virtuali o alcolici, “stupefacendosi” invece di stupirsi. Diventiamo così incapaci di sperimentare il calore buono della vita quotidiana, capace di estasi appaganti in una pagina, in un volto, in un panorama, in una sfida, in un amore. Ma siamo capaci di queste estasi? Le possono testimoniare?».

 

«Il desiderio - ha scritto Luigi Giussani, citato nel volantino - può appiattirsi se non trova un oggetto all’altezza delle sue esigenze». Cosa manca allora al desiderio oggi e qual è la crisi che lo investe?

 

«Ho già risposto prima. Aggiungerei che manca bellezza. Se la verità è amore che si manifesta, la bellezza è amore che si realizza. Quando Dante entra in Paradiso, sente e vede cose che provocano questa reazione: “La novità del suono e ‘l grande lume / di lor cagion m’accesero un disio / mai non sentito di cotanto acume”. Sperimenta un desiderio mai provato prima di allora, causato da cosa? La novità della bellezza percepita. Senza bellezza spariscono il bene e la verità. Il bene perde desiderabilità e la verità non ha più forza persuasiva. Già lo diceva Leopardi: “Ma con l’esperienza, (il giovane) trovandosi sempre in mezzo ad eccessive piccolezze, malvagità, sciocchezze, bruttezze ecc. A poco a poco si abitua a stimare quei piccoli pregi che prima disprezzava, a contentarsi del poco, a rinunziare alla speranza dell’ottimo o del buono, e a lasciar l’abitudine di misurar gli uomini e le cose con se stesso”. La sfida è trovare la bellezza nascosta nel quotidiano, trasformando in versi la prosa dell’ordinario».

 

«Chi o che cosa può ridestare il desiderio?» Lei cosa risponde?

 



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COMMENTI
15/12/2010 - RIMETTIAMOCI IN MOVIMENTO (Angelo Lucio Rossi)

Di fronte all'emergenza educativa e al nichilismo opaco è necessario riproporre con tutta la baldanza che abbiamo addosso la Bellezza. Trovare la Bellezza nascosta nel quotidiano e proporla. Sarà la Bellezza a guarirci dal nichilismo e dal non senso.Non dobbimao più soffermarci sulle sterili analisi. L'emergenza educatica ci chiede di mettere in moto l'io e il desiderio.In questi giorni di scuola mentre negli altri istituti si ripeteva il rito stanco delle occupazioni, nel Liceo Marconi di Pescara si svolgevano le "Giornate della Bellezza"(13-14 DICEMBRE).Mostre artistiche, gemellaggi con scuole africane,incontri con associazioni di volontariato,laboratori didattici e incontri con tante personalità della cultura e dell'arte.. E se uno dei compiti più urgenti, ma anche più affascinanti, della scuola fosse quello di educare a cercare il vero riconoscendolo attraverso la bellezza della realtà?

 
15/12/2010 - de-disedere = sentire la mancanza delle stelle/Dio (LUISA TAVECCHIA)

riporto un passaggio dell'intervista a Eugenio Borgna di ieri, che mi trova pienamente concorde, come pure la bella e profonda int. a D'Avenia. grazie sempre di queste iniezioni miracolose. ciao luisa ''Che cosa aiuta oggi una persona dimentica di sé a recuperare la portata incommensurabile del proprio desiderio? «“Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homine habitat veritas” (Non uscire fuori, rientra in te stesso: nell’uomo interiore abita la verità; Agostino, De vera rel. 39, 72). Sentire il battito del proprio cuore, seguire il cammino misterioso che porta verso l’interiorità, vedere, ascoltare la voce dell’Infinito che è presente in ciascuno di noi ma che non sempre o quasi mai, di volta in volta, di epoca in epoca, sappiamo ascoltare, bruciati dal fascino fatuo delle circostanze. Non siamo pietre immobili, siamo anime aperte a tutto quello che ci circonda e se sappiamo cogliere e ascoltare la voce misteriosa dell’infinito, ecco che quest’ansia di recupero dei significati più profondi della nostra vita si realizza»