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CENSIS/ Berlinguer: solo il desiderio può salvare l’educazione dai suoi nemici

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«Sono consapevole del rischio di quello che il mondo cattolico chiama “relativismo”, anche se non ne condivido filosoficamente la formulazione. Il dato più grave, a mio modo di vedere, è la diffusione di una sensibilità egoistica su vasta scala, che nelle punte più estreme diviene sistema organizzato. Dalle evocazioni razzistiche che dominano la società fino alla politica del mercimonio. Tutto ciò è il portato di una chiusura mentale e culturale allo spirito della globalizzazione che invece invoca confronto, curiosità, apertura. La reazione che rischia di prevalere è quella di una spasmodica ricerca di sicurezza, culminante nell’individualismo, nella diffidenza e nel localismo».

 

La crisi politica è causa o effetto di questa situazione secondo lei?

 

«La classe politica che si trova alla guida del paese ha le sue responsabilità. In essa si trova pienamente realizzato lo spirito individualistico di cui le ho parlato: un’esaltazione di qualità che non sono quelle profondamente umane, perché tendenti in modo parossistico alla conservazione e all’affermazione del “sé”. È il successo individuale da conseguire a dispetto degli altri, nella politica e nella competizione economica».

 

Ma lei parla di un’intera classe politica o della maggioranza di governo?

 

«Mi riferisco a chi guida il paese in questo momento. Questa classe politica, e il primato assoluto che essa impone dell’interesse individuale, sta intaccando le basi virtuose della società ordinata, ricca di generosità».

 

Quindi secondo lei è Berlusconi che sta guastando quella stessa società che lo ha eletto.



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COMMENTI
17/12/2010 - Nuove modalità educative (GIANCARLO TETTAMANTI)

Condivido di Luigi Berlinguer la considerazione che per cambiare l'educazione sono necessarie pratiche innovative da parte di chi fa educazione, e scuole migliori con progettualità capaci di avere intelligenza della realtà. Si tratta di percorsi nuovi, non tanto di aggiornare l'istituzione scuola rimasta indietro rispetto all'evoluzione della società, ma di creare nella società dei fatti nuovi, alternativi rispetto all'ideologia dominante e quindi capaci di essere risposta vera ai bisogni emergenti. E' sempre più evidente che i problemi che agitano il pianeta scuola, il pianeta cultura, e il pianeta educazione, non possono essere risolti se non con l'apporto determinante di educatori capaci di dare vita ad esperienze educative reali. E' sempre più evidente che il fatto culturale, il fatto educativo, é perseguibile soltanto attraverso condizioni sociali e politiche che rendano possibile l'esercizio della libertà, della libertà di educazione in particolare. Come sostenuto da E. Mounier, non sono le istituzioni che fanno l'uomo nuovo, bensì un lavoro personale e insostituibile dell'uomo su se stesso.