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CENSIS/ Berlinguer: solo il desiderio può salvare l’educazione dai suoi nemici

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«Quando Cl afferma che “le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”, ha ragione. Possono farlo con l’esempio positivo, ma possono farlo anche con l’esempio negativo. Il fatto è che la storia cambia in una direzione esattamente opposta alla chiusura, al municipalismo, alla difesa ad oltranza del proprio piccolo, alla sacralizzazione dell’interesse individuale. C’è una classe dirigente che fa una politica sulla misura dell’egoismo. Ma questo non è soltanto iniquo, è sciocco, perché non succederà questo. La storia va nella direzione opposta».

 

Nella seconda parte del volantino si suggerisce un metodo: la rinascita del desiderio, o una ripartenza morale per usare le sue parole, viene affidata a «persone che documentano un’umanità diversa». Che ne pensa?

 

«È questo che condivido del volantino. Perché scardina ogni forma di laudatio temporis acti (rimpianto del tempo passato, ndr), la diffusa volontà di restaurare per contrapporsi al cambiamento, ed esalta persone che riconoscono quel “qualcosa che nella realtà già funziona”. Mi piace la proposta di documentare un’umanità diversa, e apprezzo la citazione di Benedetto XVI che richiama all’“intelligenza della realtà”. Per cambiare l’educazione, non dall’alto possiamo aspettarci qualcosa, o dalla difesa dell’esistente, ma dalle pratiche innovative di chi fa educazione, da quello che le scuole migliori stanno esprimendo nel mondo e in Italia. Avere intelligenza della realtà vuol dire proprio questo: cominciare da qualcosa che funziona».

 

Cosa serve per utilizzare al meglio queste risorse vere?

 

«Un approccio culturale aperto. L’umanesimo della curiosità, che è anche quello della tecnologia e della scienza, è chiamato a portare la creatività dentro la scuola. È questa la strada ed è qui che vedo la valenza positiva del desiderio che il volantino vuole rilanciare. Oggi il suo nemico è chi, invece di ripensare la promozione umana nel modo che richiede la natura interculturale del mondo aperto, si rifugia in una nicchia per difendere l’esistente e la propria sopravvivenza. Ma i tempi che arrivano ne decreteranno la sconfitta».

 

(Federico Ferraù)

 

 



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COMMENTI
17/12/2010 - Nuove modalità educative (GIANCARLO TETTAMANTI)

Condivido di Luigi Berlinguer la considerazione che per cambiare l'educazione sono necessarie pratiche innovative da parte di chi fa educazione, e scuole migliori con progettualità capaci di avere intelligenza della realtà. Si tratta di percorsi nuovi, non tanto di aggiornare l'istituzione scuola rimasta indietro rispetto all'evoluzione della società, ma di creare nella società dei fatti nuovi, alternativi rispetto all'ideologia dominante e quindi capaci di essere risposta vera ai bisogni emergenti. E' sempre più evidente che i problemi che agitano il pianeta scuola, il pianeta cultura, e il pianeta educazione, non possono essere risolti se non con l'apporto determinante di educatori capaci di dare vita ad esperienze educative reali. E' sempre più evidente che il fatto culturale, il fatto educativo, é perseguibile soltanto attraverso condizioni sociali e politiche che rendano possibile l'esercizio della libertà, della libertà di educazione in particolare. Come sostenuto da E. Mounier, non sono le istituzioni che fanno l'uomo nuovo, bensì un lavoro personale e insostituibile dell'uomo su se stesso.