BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CENSIS/ Un’Italia che desidera c’è e il Meeting ne è la prova

Pubblicazione:

Henri Matisse, Finesta aperta (1905, particolare)  Henri Matisse, Finesta aperta (1905, particolare)

È stata una sorpresa vedere come il Censis nel suo Rapporto annuale trovasse la causa della fatica del vivere e dell’immobilismo del paese nel fatto che gli uomini abbiano smesso di desiderare. Sorpresa perché è un’ulteriore conferma della bontà della provocazione culturale che il Meeting di quest’anno ha proposto a tutti con il tema del desiderio. Sorpresa perché è proprio vero. È proprio vero che l’uomo ha smesso di desiderare. E forse è anche inevitabile.

 

Tutti infatti ci dicono che la vita sarà per sempre dominata dall’incertezza, tutti ci dicono che i nostri desideri più profondi sono illusioni, nulla più. Lo stesso Rapporto nelle considerazioni finali parla di “un’oggettiva insecuritas come cifra del mondo moderno”. Perché quindi dovremmo desiderare? Anche noi corriamo il rischio ogni giorno di essere parte, anzi di contribuire a “quell’Italia appiattita che stenta a ripartire”, a “quell’inconscio collettivo senza più legge né desiderio”, “soppiantati dalla delusione”. Come dice il recente volantino di Comunione e  Liberazione: “L’esperienza ci mostra, invece, che il desiderio può appiattirsi se non trova un oggetto all’altezza delle sue esigenze”.

 

Qual è la ragione per cui dovremmo riprendere a desiderare cose grandi? Quest’anno al Meeting abbiamo visto uomini. Si uomini, avete capito bene, ma non uomini delusi ,come li descrive il Rapporto, ma uomini concretamente all’opera, capaci di investire sul desiderio proprio e altrui. Fatti, volti, storie che hanno dimostrato l’evidenza che il desiderio del cuore è la scintilla che accende il motore di qualunque azione umana, dal lavoro all’impresa, dalla conoscenza scientifica alla creatività artistica, dalla politica all’impegno sociale.

 

Ben venga allora la ricerca del Censis, ma purché sia l’occasione di rinascere. Come ha detto il filososo Fabrice Hadjadj al Meeting (riportato nel libro Il cuore desidera cose grandi edito da Rizzoli): “Per desiderare di rinascere, bisogna in primo luogo riconoscere che si è morti (…).”

E allora che il rapporto del Censis sia l’occasione per prendere coscienza che anche noi corriamo il rischio di “essere morti”.

 



  PAG. SUCC. >