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CENSIS/ De Rita: l’educazione del desiderio è l'unica via di un’Italia senza legge

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

L’unico desiderio che noi sentiamo come un desiderio, per dir così, appartenente a Dio e a noi, è la giustizia: è l’idea di giustizia quella che “copre” tutti e due i campi. C’è una doppia profondità del desiderio, e dunque anche una sua causa ontologica? Non lo sappiamo. Aveva comunque ragione Leopardi nel dire che il desiderio è in ciascuno di noi, e che essere giovani significa avere il desiderio di desiderare. Io rilevo che questo desiderio non c’è più.

 

Lei nel Rapporto ha stretto un nesso molto forte tra legge e desiderio. Perché?

 

L’inconscio di ciascuno di noi, che io ho voluto trasporre nella sfera collettiva e sociale, è fatto da un’“alchimia” costante, quotidiana, tra desiderio e legge. Il meccanismo vede sempre un desiderio emergente e una legge - divina, dello Stato, della comunità, del padre - in qualche modo costrittiva. Ma se la legge evapora, il desiderio non si forma. È questo il meccanismo che non funziona più nella società italiana e destabilizza completamente la nostra personalità. Da cui questo senso di vuoto, di fragilità, di “rinserramento” in un sé stesso che non c’è.

 

Cl, nel suo volantino, dice che il vero problema del nostro tempo è chi può ridestare il desiderio, e si suggerisce che la strada non sia più quella dell’ideologia ma dell’esperienza: casi virtuosi di persone che «desiderano» e costruiscono. Che ne pensa?

 

Come tesi di fondo sono convinto che sia così, perché l’ideologia non conduce più a niente. I desideri, così come la vita, si formano nel cammino, quindi forse - forse - hanno ragione coloro che dicono che bisogna raccontare il cammino, se vogliamo far nascere altri desideri. Questo spiega Cl al pari di Nichi Vendola: entrambi raccontano e partono dall’esperienza.

 

Nel volantino si dice che l’alternativa radicale tra ideologia ed esperienza si pone anche per la Chiesa.

 

In questo è vero. La Chiesa oggi sta dibattendo se appoggiare Fini o Casini, come farebbe una centrale di politica ecclesiastica, si sarebbe detto una volta. La dimensione ecclesiale non c’è più, resta il fenomeno gerarchico: tre o quattro parlano per tutti. Allora la sfida del desiderio rivolta alla Chiesa è quella di indurre a camminare.

 

Scorrendo i dati che emergono dal rapporto Censis si può vedere che non sono poi tutti così negativi. Merito della nostra capacità di galleggiare, ammesso che sia una virtù e non un vizio?

 



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COMMENTI
30/12/2010 - Il desiderio manca come criterio di giudizio (EMIDIO MASSI)

Il desiderio manca come criterio di giudizio. L'annullamento della capacità di giudizio dell'io è stata prodotta dal relativismo con cui le tecniche pubblicitarie ("agnelli con la voce di drago"), lasciate allo stato brado (con la colpevole disattenzione degli adulti, troppo occupati ad adorare il dio denaro), hanno ridotto i meccanismi decisionali delle generazioni post '70, inducendole a ritenere valida qualsiasi ipotesi prima ancora di sperimentarla e giudicarla semplicemente perché di moda. Così l'unica alternativa a questa inappetenza è l'istintività o i "super"-men o woman - secondo i gusti. Certo! E' possibile tornare a usare il desiderio come criterio ultimo di giudizio, ma solo se continuamente ridestato dall'incontro con una realtà in cui c'è un "Educatore" che lo usa, 'sto benedetto cuore...

 
21/12/2010 - LA GRANDEZZA DEL DESIDERIO (Angelo Lucio Rossi)

In una società liquida, fragile e passivamente adattiva De Rita sostiene che "il desiderio non c'è: nel senso che il sovradimensionamento dell'offerta ha portato all'estinzione del desiderio". Eppure, "quella natura che ci spinge a desiderare cose grandi è il cuore". La statura del cuore è definita da un desiderio infinito. Noi siamo impastati di desiderio. Abbiamo sete di "cose grandi". Il desiderio è sempre più forte del nichilismo e rinasce sempre. Ciò che rende infiniti i desideri del cuore dell'uomo è il fatto che l'uomo non si può ridurre totalmente ai suoi antecedenti biologici, chimici e fisici. Anche se il potere ha alterato la semplicità della natura è possibile che il desiderio attecchisca nell'io e attraverso l'educazione diventi avventura quotidiana, costruzione, tentativi, opera, bene comune.