BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

LETTURE/ Il destino di un uomo è nel suo popolo: il "Solženicyn" di Ljudmila Saraskina

Pubblicazione:

Aleksandr Solzenicyn  Aleksandr Solzenicyn

Attraverso tutto questo è passato il filo rosso della vocazione di scrittore, che lui ha riconosciuto come voluta dall’alto, e alla quale ha obbedito, impegnandovi tutte le proprie immense energie. Gli spunti di riflessione offerti dal libro sono dunque infiniti, e tutti carichi di un significato universale.


Interessante, per esempio, come l’autrice fa emergere il tentativo volontaristico di Solzenicyn di «costruire» la propria vita secondo un progetto perfetto e un po’ spietato (persino gli incontri con la fidanzata sono cronometrati per non togliere tempo allo studio), tentativo che finisce in nulla per i colpi inattesi della sorte (la guerra, l’arresto): è il naufragio di una «carriera» da cui Solzenicyn rinasce però come un uomo religioso.


In questo «mare magno» in cui la personalità di Solzenicyn si muove, c’è un altro spunto molto interessante che è quello del «contesto» in cui lo scrittore ha vissuto: da una parte è vero che tutta la sua azione così energica è stata determinata dalla resistenza dell’ambiente totalitario totalmente ostile, contro il quale ha dovuto lottare incessantemente fuori e dentro di sé; dall’altra appare altrettanto evidente che è esistita una moltitudine di «persone» nel vero senso del termine, capaci di amore, responsabilità e sacrificio, senza i quali Solzenicyn non sarebbe mai diventato quello che è diventato.

  

In segno di gratitudine lui ha scritto un libro su di loro, gli invisibili li ha chiamati; sono coloro che, a vario titolo, lo hanno sostenuto, difeso, consigliato, amato gratuitamente. E sono la prova evidente che l’umanità è fragile preda delle ideologie e della sete di potere, ma che è anche irriducibile persino ai più pesanti condizionamenti culturali, là dove emerge dentro di lei il nucleo solido, quello che Solzenicyn chiama l’anima, rappresentato dall’immagine e somiglianza di Dio. È un affresco inatteso dell’URSS totalitaria quello che emerge alla fine nel libro; un quadro inquietante, ma che parla anche di libertà interiore e di responsabilità. Come dire, il frutto sofferto ma incoraggiante di un secolo tragico come il ‘900 è che, nonostante tutto, l’uomo si è conservato uomo. 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.