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STORIA/ Parole e canto: nelle laudi il "mistero" di una devozione che accade in ogni tempo

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“O Maria, diana stella,/ che riluci più ch’el sole,/ dir non posso con parole,/ o Maria, quanto sei bella!”. Basta fermarsi ai primi versi della “laude antichissima d’auttore incerto”, raccolta nel Libro primo delle laudi spirituali di Serafino Razzi (1563), per restare colpiti dal fascino che evoca. L’impatto è ancora di più garantito quando non passa attraverso la pura lettura, ma si fonde con la combinazione armoniosa del canto nell’esecuzione dal vivo di un coro dei nostri tempi. Parole e canto sopravvivono, infatti, nel repertorio polifonico utilizzato nelle (migliori) liturgie del popolo cristiano. A Milano, per fare un esempio, l’antica melodia ha accompagnato la messa per l’inaugurazione dell’anno accademico, nella sontuosa cornice della basilica romanica di Sant’Ambrogio.

Lasciandosi abbracciare dall’ascolto, si viene rimessi di fronte alla dolcezza materna di Maria, stella del mattino, con il suo immaginifico “bel manto (…), campo azzurro e stelle d’oro”, regina del Paradiso alla quale “tutto il cielo si inchina”; e proprio per questo fonte della “speranza” per ognuno di noi “peccatori”, se a lei ci pieghiamo mendicando generoso soccorso. Ma il dono prezioso dello stupore che si rinnova davanti a una visione che ricongiunge la terra con il cielo (Maria: “specchio sei di nostra vita”) può essere in ogni momento riattualizzato anche con l’aiuto di semplici strumenti come il CD O cor soave, uscito tempo fa nella serie “Spirto gentil” fondata da don Luigi Giussani (n. 51). Qui faremo solo due brevi postille a margine.

La prima vuole mettere in evidenza lo spessore plurisecolare della tradizione incisa nel corpo vivo delle semplici strofe di un canto che noi possiamo ancora oggi fare nostro, per immergerci nella coscienza del nostro presente. Il suo potente registro affettivo, la musica che raggiunge l’intelligenza muovendo le leve del cuore, sono solo le punte emergenti di un enorme continente sommerso. La grande scuola di una pietà capace di coinvolgere tutte le fibre dell’uomo e i suoi sensi aveva costruito i suoi stili di espressione conoscendo un apogeo nella fioritura dell’ultimo Medioevo.
 



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