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LETTURE/ Da Raffaello a Grossman, Dio è qui. Sempre

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Raffaello, Madonna Sistina (1512-14, particolare. Ansa)  Raffaello, Madonna Sistina (1512-14, particolare. Ansa)

La risposta si ricava dalle Note autobiografiche dello stesso Bulgakov, che, a Dresda con la moglie nel 1898, era rimasto folgorato dallo spettacolo della Madonna Sistina: «D’improvviso, inatteso, l’incontro miracoloso. Tu stessa, Madre di Dio, toccasti il mio cuore ed esso tremò al tuo richiamo. [...] Mi penetrarono l’anima gli occhi della Regina celeste che scendeva dal cielo con il Bambino eterno. C’era in essi la smisurata forza della purezza e del sacrificio accettato con preveggenza, la conoscenza della sofferenza e la disponibilità a offrirsi volontariamente. […] Non era un’emozione estetica, era un incontro, una nuova conoscenza, un miracolo. Io, allora marxista, involontariamente chiamai questa visione preghiera».

 

Il Natale è l’Eterno fatto bambino. Il paradigma che si sprigiona dalla notte di Betlemme riconduce la felicità dell’uomo all’origine del suo destino. Disponibilità a offrirsi volontariamente: le parole di Bulgakov vibrano per l’eco del Magnificat.

 

Né troppo dissimile fu l’esperienza di Dostoevskij, giunto a Dresda con la moglie Anna il 20 aprile 1867. «Mio marito – racconta Anna – percorse tutte le sale senza fermarsi e mi condusse direttamente dinanzi alla Madonna Sistina. Egli considerava questo quadro come il più grande capolavoro creato dal genio umano. In seguito lo vidi fermo per ore intere davanti a quella visione di bellezza impareggiabile, che egli ammirava con tenerezza e trasporto. […] La mia impressione fu grandissima: mi parve che la Madre di Dio, col bambino in braccio, volasse incontro a chi le si avvicinava. […] L’immagine della Madre di Dio, con quel suo sorriso dolce e pieno di benevolenza, mi riempì l’animo di tenerezza ed ero proprio commossa».

 

La bellezza della notte di Natale è – per Dostoevskij – quella di un sorriso che si apre sul mondo, volando incontro al cuore dell’uomo. Fino a placarne l’irrequietudine, risolverne la perplessità, scuoterne il torpore: come si legge nel romanzo L’adolescente (dove, non a caso, una grande incisione del capolavoro di Raffaello compare nel salotto della famiglia Versilov). Il Verbo di Dio fatto carne è la risposta alla tristezza e al tormento dei secoli senza Verità.



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COMMENTI
24/12/2010 - Grazie che mi siete amici. (claudia mazzola)

Come vorrei guardarvi con lo sguardo di Dio carissimi del "il sussidiario", io ci provo e vedo in voi tante persone di buona volontà. Vi auguro per questo Santo Natale la pace del cuore che ha la Madonna.