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IDEE/ Contro i falsi profeti di un desiderio senza legge, "torniamo" a Kant

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Del resto, invocare la ripresa del desiderio, almeno nell’attuale contesto, suona senz’altro più affascinante che auspicare un ritorno al rispetto delle regole. Ma è indispensabile che legge e desiderio vadano di pari passo, se è vero che solo l’equilibrio tra i due poli è in grado di garantire la crescita, di incanalare positivamente le energie, di coltivare e allo stesso tempo indirizzare i fermenti. Vero non soltanto dal punto di vista psicanalitico, ma anche e soprattutto da quello morale. Un desiderio senza legge finisce per assomigliare da vicino a quelle pulsioni violente e sregolate che lo stesso rapporto Censis stigmatizza: e che producono risultati molto simili a quelli che abbiamo osservato in giorni recenti, nelle piazze e nelle strade di grandi città italiane. Gli studenti che nelle ultime settimane si sono resi responsabili delle devastazioni, indebitamente presentate come “espressioni di dissenso” verso la riforma Gelmini, avrebbero gioco facile a giustificare le proprie azioni in nome di un generico primato del desiderio che non ammette vincolo alcuno, e che verosimilmente sono stati educati a considerare come valore assoluto.

 

Di fronte a fenomeni del genere, non basta alzare le spalle, lamentando l’impotenza del sistema politico, istituzionale e amministrativo a rappresentare un punto di riferimento credibile: occorre invece rivalutare sia il ruolo del desiderio che quello della legge, e avere il coraggio di appellarsi a entrambi, per quanto impopolare possa suonare. Il fatto stesso di invocare l’“educazione del desiderio come ultima sponda di un’Italia senza legge” è un controsenso, dal momento che lo stesso concetto di educazione - e-ducere, e quindi guidare - presuppone quello di legge, di regola, di guida che indica la strada. Senza questa guida, l’impulso resta cieco, sbanda senza meta, fallisce nel tentativo di colmare il vuoto che rintraccia intorno a sé. La legge non è solo autorità, incarnata più o meno efficacemente da figure pubbliche e istituzionali: la legge è anzitutto l’energia morale che faceva alzare gli occhi a Immanuel Kant, sentendosi non indegno del cielo stellato che vedeva sopra di sé. E se per alzare gli occhi occorre desiderare, aderire alla legge resta indispensabile per vedere questo cielo, e non semplicemente un vuoto cosmico.

 



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COMMENTI
27/12/2010 - Kant non basta (Antonio Giovanni Colombo)

La morale kantiana non ha mai convinto nessuno. Le motivazioni adeguate per agire bene si trovano solo nella persona e nel messaggio di Gesù. Non abbiamo bisogno di una morale laica, abbiamo bisogno di più cristiani.

 
27/12/2010 - non basta KANT,ci vuole T. D'Aquino - Ratzingher (attilio sangiani)

Vero che Kant ha alzato gli occhi al "cielo stellato" ed alla "legge morale" dentro il cuore degli uomini.Però ha separato la RAGIONE (pura ) dalla vita pratica,vale a dire :ha separato la FIDES dalla RATIO. Ha pure detto "vivi in modo che le tue norme etiche possano diventare norme per tutti gli uomini",sottolinenado la universalità dell'etica. Ciò è positivo,ma non basta. Occorre mettere pace tra la "ragione pura" e la "ragione pratica". Sempre : Fides et Ratio ( Giovanni Paolo II ).

 
27/12/2010 - Il desiderio si avvera. (claudia mazzola)

Oggi Mons. don Alba è venuto nel nostro ufficio per benedirlo, partecipi anche 2 amici Francesco e Mario, poi in letizia abbiamo pranzato insieme. Il desiderio diventa gratitudine grazie a uomini come loro.