BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IDEE/ Abbruzzese: evviva la crisi se dà scacco matto al "cattivo" desiderio

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Da un punto di osservazione strettamente laico, e quindi sul terreno della sociologia della religione, non ci si può non chiedere come, in che modo, la credenza nella divinità di Gesù di Nazareth e la condivisione di questa stessa credenza all’interno di una comunità attiva ed operante, finiscano con il produrre uno spirito di iniziativa non riducibile ai semplici benefici del legame associativo, per quanto supportati da ottime qualità manageriali e da brillanti competenze professionali. Non ci si può non interrogare su di una capacità fondativa e liberatoria, presente all’interno delle opere nate da una matrice religiosa ecclesiale, capace di sfidare, in ogni epoca, i tempi di crisi e di disillusione. Esiste, in altri termini, una sovrabbondanza dell’impegno nella costruzione di ogni singola opera, che non è riducibile alle categorie classiche dell’agire associativo.

 

La dimensione del desiderio, così come si rivela nell’ambito della coscienza religiosa, finisce così con l’essere rivelatrice di un soggetto che non è semplice portatore di interessi, né costituisce un mero terminale di condizionamenti sociali e culturali. Questi è anche e soprattutto il custode di un desiderio radicale di felicità totale: quella che coincide con il bene, la giustizia e la verità, per tutti oltre che per sé stessi. “Non c’è che un Dio che possa soddisfarmi!”: così una devota credente della prima metà dell’Ottocento invitava implicitamente il liberale Alexis de Tocqueville a prendere atto della vera dimensione del desiderio che questi stentava a rintracciare dentro sé.

Alla fine del mondo moderno, nel declino tanto delle utopie ideologiche degli anni ’60 e ’70, quanto dello Stato Provvidenza degli anni ’80 e ’90, attraverso le luci di un mercato tanto più rigoglioso quanto insufficiente, il desiderio di Dio resta la frontiera ultima e radicale di un desiderio di felicità rimasto senza illusioni, in un mercato che ha smesso di soddisfarlo.

 

Lancio l’ipotesi che sia proprio la certezza condivisa di una compagnia così radicale, di una partnership così potente, che metta le ali ai volontari ed agli eroi del quotidiano. Il desiderio di vita piena non è altro che il desiderio di un legame con qualcosa o qualcuno che non tradisce e che non muore. Solo quanti credono riescono a dargli un nome, perché non c’è che un Dio che possa accontentarli.

 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.