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DDL GELMINI/ Uova al posto delle molotov: la sconfitta amara della generazione facebook

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La realtà è lì da guardare: l’autonomia universitaria, istituita con la Legge n. 168 del 9 maggio 1989, si è trasformata nel corso dei decenni in autonomia corporativa irresponsabile, fuori controllo, innanzitutto sul piano finanziario. Le manifestazioni della crescita tumorale del sistema universitario sono ben note: dalla proliferazione delle sedi a quella delle facoltà, dei corsi, più che raddoppiati dal 2001. Offerta formativa fasulla, ma costosa! Così come sono noti i fenomeni più clamorosi di “selezione avversa” - così viene definita in gergo sociologico la selezione intenzionale dei peggiori - nonché parentale di ricercatori e docenti. Il tasso di successo universitario è bassissimo: si laurea il 33 percento degli iscritti, mediamente a 27 anni. Se l’università è al servizio delle giovani generazioni, il minimo che si può constatare è che si tratta di cattiva qualità in moltissimi casi.

A questa situazione drammatica la cosiddetta “riforma Gelmini”, approvata martedì 30 novembre alla Camera e, ora, in viaggio verso il Senato, ha incominciato a porre uno stop. Il provvedimento è passato attraverso mediazioni, filtri, compromessi, avanzate e arretramenti; in questi ultimi due decenni molti buoi sono già scappati dalla stalla; ma, è certo, il provvedimento chiude molte porte e apre la possibilità di una ripartenza virtuosa. Per la quale non basterà la sola legge, beninteso. La storia delle “riforme” è lastricata di ottime intenzioni, scritte nero su bianco nella Gazzetta ufficiale...

Se le cose stanno così, perché centinaia di migliaia di studenti delle università e delle scuole medie superiori sono scesi in piazza, perché hanno tentato di entrare nelle sedi del Parlamento, perché alcune decine sono salite sui tetti, tutti contro la “riforma Gelmini”? Le risposte a questa domanda sono state in questi giorni molteplici. Berlusconi ha dichiarato che gli studenti veri sono a casa a studiare, in piazza c’è una minoranza chiassosa e fannullona. Altri hanno segnalato che gli studenti in piazza sono in realtà strumentalizzati da forze esterne; insomma, non sanno bene che fanno e perché. La sinistra li ha trasformati nell’avanguardia di lotta contro la distruzione della scuola pubblica, contro la privatizzazione ecc... Né è mancato chi sta ad auscultare, l’orecchio incollato al suolo come i Sioux, il galoppo dei cavalli di un nuovo improbabile ’68.
 



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COMMENTI
04/12/2010 - congratulazioni (Antonio Servadio)

Congratulazioni. Uno dei rarissimi articoli in cui si ha il coraggio di scrivere le cose come sono, senza isterie e senza seguire pecorescamente il circo mediatico dominante. Peraltro, la storia si ripete. Esistono molte analogie tra il minestrone di strumentalizzazioni, illusioni, superficialità, quel far "politica" più per vezzo che per impegno di tanti studenti piazzaioli a cavallo tra gli anni '70 e '80 e le scaramucce attuali. Le manifestazioni odierne sono basate più sulla scarsa consapevolezza che su altro. L'amplificatore dei media oggi è appiattito su un solo canale, non-ideologico, è il canale del fare chiasso a tutti i costi. Chi fa più chiasso, più chiasso richiama, e più attenzione ottiene. I contenuti restano sistematicamente in penombra.