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DDL GELMINI/ Uova al posto delle molotov: la sconfitta amara della generazione facebook

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Ai cattivi slogan degli studenti si risponde con i cattivi luoghi comuni. Il fatto è che questo provvisorio movimento di piazza e di tetto, che si è coagulato oggi attorno al provvedimento Gelmini e negli anni precedenti del decennio contro tentativi di riforma della scuola media superiore, fa un uso politico-simbolico di queste tematiche e non gli importa consapevolmente nulla del merito delle medesime. Gli albori del ’68, che si misurò contro la mitica Legge 2314 del 1967 di Luigi Gui, furono del tutto diversi, tetti a parte. Il movimento di allora si confrontò con ogni paragrafo del testo di quella legge, dei documenti successivi, delle prese di posizione delle autorità accademiche. Il movimento operava come un sindacato riformista, costruiva contro-piattaforme. Qui invece c’è un rifiuto di conoscere e di discutere le proposte, perché opera una sovradeterminazione ideologica che offusca la realtà.

Essa nasce dalla condizione spirituale delle giovani generazioni di questo Paese, alla costruzione della quale hanno contribuito in questi anni in modo decisivo gli adulti, le famiglie, la cultura, la politica, le istituzioni, i cambiamenti epocali in corso. E’ la condizione di chi si vive “senza futuro”. “Senza futuro” vuol dire una disperazione, più o meno quieta: desperatio veri et boni, dentro un Paese in declino, regolato da logiche familistiche, non di merito, senza coerenza praticabile tra ciò che studi e ciò che farai, in casa fino a trent’anni, abituato all’assistenza di lunga durata della famiglia e del welfare pubblico, niente differimento di consumi presenti in vista di un maggior bene futuro, niente sacrifici e rinunce, niente investimenti, tutto è un diritto, nulla è un dovere, con una percezione del tutto irrealistica della società e del tempo storico presente...

La scuola e l’università hanno cessato da tempo di fungere da motore di mobilità sociale, le professioni nobili si ereditano, non si conquistano. Ciò che viene comunicato in piazza e sui tetti è questa disperazione, è il disorientamento di una generazione illusa e delusa. E la tentazione della violenza? Non esageriamo. Negli anni ‘70 volavano molotov, oggi solo uova e ortaggi. Con una differenza, che tocca, viceversa, i comportamenti della politica: per tutti gli anni ’70 la politica si sforzava unitariamente di sedare la violenza che covava in alcuni settori del corpo sociale. Oggi la violenza verbale e lo scontro tracimano dalla politica stessa verso i corpi sociali, da una politica in guerra civile da quindici anni, in cui un blocco si oppone all’altro e parti confliggenti ad altre parti all’interno di ogni blocco.



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COMMENTI
04/12/2010 - congratulazioni (Antonio Servadio)

Congratulazioni. Uno dei rarissimi articoli in cui si ha il coraggio di scrivere le cose come sono, senza isterie e senza seguire pecorescamente il circo mediatico dominante. Peraltro, la storia si ripete. Esistono molte analogie tra il minestrone di strumentalizzazioni, illusioni, superficialità, quel far "politica" più per vezzo che per impegno di tanti studenti piazzaioli a cavallo tra gli anni '70 e '80 e le scaramucce attuali. Le manifestazioni odierne sono basate più sulla scarsa consapevolezza che su altro. L'amplificatore dei media oggi è appiattito su un solo canale, non-ideologico, è il canale del fare chiasso a tutti i costi. Chi fa più chiasso, più chiasso richiama, e più attenzione ottiene. I contenuti restano sistematicamente in penombra.