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DDL GELMINI/ Uova al posto delle molotov: la sconfitta amara della generazione facebook

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Se questa è la condizione delle giovani generazioni, oggi, è necessario evitare nei loro confronti il “servo encomio” e il “codardo oltraggio”. Il “servo encomio” è quello di Bersani e Vendola, che salgono poco agilmente sui tetti, e paragonano - è il caso di Vendola - l’Italia di oggi al Cile di Pinochet.  Se è questa l’analisi, a quando un appello alla resistenza armata e agli Inti Illimani, che ci cantino l’immancabile “Venceremos”? Il “codardo oltraggio” è quello di Berlusconi, che riprende i moduli dei “benpensanti” dei primi anni ’50 del Novecento, quando manifestare in piazza era considerata faccenda di sfaticati, capelloni e teddy boys.

C’è un’altra strada? Una sola: educare le giovani generazioni alla realtà dura del tempo storico presente. Il primo atto consiste nel dir loro la verità sul Paese, sulla scuola, sull’università, sul mercato del lavoro ecc... Chi ha “in-formato” gli studenti delle superiori e delle università sulla condizione reale delle Università, se non i docenti stessi, che difendono con le unghie e con i denti i propri privilegi, e i politici e i sindacati che li rappresentano? Chi ha fatto credere che il mondo ti viene incontro facile, che non c’è bisogno di sacrifici e di investimenti? Chi ha lasciato credere che la responsabilità e l’impegno personale non contano, bastano buone relazioni sociali e di potere, basta una buona rete corporativa?  Chi accredita pubblicamente modelli di vita e di carriera “sopra le righe” o molto al di sotto? Chi svaluta il valore della conoscenza e del lavoro nella vita sociale? Può la politica continuare a mentire sulla condizione econonomico-finanziaria e culturale del Paese, combinando le menzogne con le salite sui tetti e con le tendenze fatali all’ope-legismo, fase suprema del doroteismo e del clientelismo, emerse ripetutamente in questa e altre occasioni in tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione? Il tutto per paura di perdere il consenso?

Nella disperazione festosamente esibita di centinaia di migliaia di giovani c’è una domanda di verità che deve essere presa sul serio e alla quale occorre rispondere qui e ora. Non chiedono di  “avere ragione”, esigono delle “ragioni”.
Questi ragazzi manifestano per sé e per noi. Capirlo è la condizione per poter dire loro le parole dure e impegnative. E’ la condizione della credibilità adulta.



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COMMENTI
04/12/2010 - congratulazioni (Antonio Servadio)

Congratulazioni. Uno dei rarissimi articoli in cui si ha il coraggio di scrivere le cose come sono, senza isterie e senza seguire pecorescamente il circo mediatico dominante. Peraltro, la storia si ripete. Esistono molte analogie tra il minestrone di strumentalizzazioni, illusioni, superficialità, quel far "politica" più per vezzo che per impegno di tanti studenti piazzaioli a cavallo tra gli anni '70 e '80 e le scaramucce attuali. Le manifestazioni odierne sono basate più sulla scarsa consapevolezza che su altro. L'amplificatore dei media oggi è appiattito su un solo canale, non-ideologico, è il canale del fare chiasso a tutti i costi. Chi fa più chiasso, più chiasso richiama, e più attenzione ottiene. I contenuti restano sistematicamente in penombra.