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CENSIS/ Bonomi: un nuovo patto capace di ridare desiderio al paese

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

«La vita viene definita da un oggetto che continua a mancare. Questo è vero nella sfera del significato e in quella dei bisogni “veri”, materiali. I giovani oggi sono infelici perché desiderano molto ma stringono poco: dal punto di vista economico non riescono a costruire un progetto stabile di vita, soffrono di precarietà. L’identità soggettiva si sfuoca, va in crisi. La deprivazione materiale e spirituale determina l’ingresso in uno stato di incertezza e di paura».

 

Quanto pesa nella fisionomia della società italiana di oggi questa povertà di deprivazione?

 

«Moltissimo, perché investe anche coloro che sono nettamente sopra la soglia della povertà materiale, sulla quale i dati Istat e Censis ci dicono in modo ampio. La povertà desiderante finisce per paralizzare l’esistenza, restituendoci quella morte del desiderio che bene si documenta a livello economico e sociale. Ed è speculare alla crisi del ceto medio. Chi faceva parte del ceto medio? Tutto coloro che, pur non potendo concedersi proprio tutto, non avevano il problema della deprivazione. Oggi il ceto medio può concedersi ancora molto, ma è dominato dall’incertezza: quella che grava sulla rendita finanziaria e quella dei figli che non trovano lavoro».

 

Così torniamo al punto di partenza. Come può il paese ricominciare a desiderare?

 

«Per costruire nuovamente un futuro occorre un processo di coesione sociale adeguato, un meccanismo di rappresentanza al passo coi tempi, una redistribuzione dei beni in grado di diminuire la deprivazione. Non ultimo, una classe politica capace di elaborare una visione. Ma più ancora, alla deprivazione occorre rispondere con una nuova sobrietà. Una rinnovata capacità di leggere la “società dello spettacolo” attraverso una cultura di riferimento che permetta di decodificare tutti gli input a cui siamo sottoposti, che ci renda capaci di orientarci. È questo il fondamento di un nuovo approccio».

 

Secondo il Censis, «la maggioranza relativa degli italiani ritiene che la classe politica litigiosa sia il principale problema che grava sulla ripresa economica del Paese, prima ancora della elevata disoccupazione». È un giudizio severo.

 

«Non c’è dubbio. Il compito della politica dovrebbe essere quello di rapportarsi alla situazione sociale mutata, ai grandi cambiamenti intervenuti, agli effetti della crisi economica ma non solo in termini di politica economica. È chiaro che in una società con mezzi scarsi e fini certi, per usare la formula di prima, la politica poteva dire: ecco come andare verso il benessere, l’emancipazione e il cambiamento. Ora non più».

 

A cosa si può ricondurre questa crisi della politica?

 



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