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POESIA/ Parola, pietà, simbolo, la via al Mistero di Cristina Campo

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Caravaggio, Adorazione dei pastori (1609, particolare)  Caravaggio, Adorazione dei pastori (1609, particolare)

Ad un primo piccolo bilancio sull’opera, la poesia di Cristina Campo cerca di caricare al massimo il significato della parola, affinché diventi verbum ed emani la sua più intensa fragranza interiore. Poesia che diventa dunque il profumo espanso dal rito elevato al Dio santo e immortale, percepito con i sensi soprannaturali. “Poesia è l’arte di caricare ogni parola del suo massimo significato”. E allora che cos’è per la Campo la poesia, se non il nardo “imperiale” che essa diffonde nell’atmosfera trascendente di Dio, “essenziale nella presenza” del simbolo, ai suoi ricercatori sulla strada di Emmaus. Sempre melanconicamente afflitti, finché non trovano “il suo volto” (Sal 27,8).


PIETRO ZOVATTO

Nota bibl.: C.CAMPO, La tigre assenza, Milano, Adelphi, 1991, a cura di M. Pieracci Harwel, tutte le poesie della Campo e le traduzioni. C.C., Gli imperdonabili, Milano, Adelphi, 1987, con un profilo di G. Ceronetti e uno schizzo biografico di Pieracci Harwel, ove si trovano tutte le prose. Della critica mi limito a segnalare gli Atti della rivista “Città di Vita” n.6, 1996, monografico; “Humanitas”, n. 3, 2001, pure monografico, a cura di E.Bianchi e P.Gibellini. E da poco appena uscito di G.SCARCA, Nell’oro e nell’azzurro. Poesia della liturgia in Cristina Campo, Milano, Àncora, 2010, bibl. pp.231-244 a cura di M. Pertile, la più esaustiva.



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