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CENSIS/ Recalcati: caro De Rita, chi ci darà il desiderio che ci serve?

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Edvard Munch, L'Urlo (1893, particolare. Foto Ansa)  Edvard Munch, L'Urlo (1893, particolare. Foto Ansa)

Ci arriviamo. Il secondo fenomeno-chiave è che lo spegnimento del desiderio può dar luogo a quelle posizioni del soggetto - di cui l’anoressia rimane l’esemplificazione più eloquente - dove un io “compatto”, disciplinato, normalizzato rinuncia ad ogni esperienza di desiderio per preservare la propria identità. Esattamente come l’anoressica fa col cibo: si chiude in se stessa per tenersi lontana dai rischi del desiderio, perché il desiderio implica strutturalmente “contaminazione” di sé, confronto, imprevisto. E dunque rapporto. Non è un caso che allo spegnimento del desiderio faccia da contraltare la degenerazione dei legami sociali.

 

Come siamo arrivati a questa crisi? Nelle Considerazioni generali il Censis dice che per capire la frantumazione sociale occorre «scendere nell’inconscio».

 

Nella mia ricerca metto in evidenza soprattutto due cause che potrebbero aver determinato questa crisi generale dei legami sociali. La prima - e qui utilizzo una metafora del mio maestro Jacques Lacan - è l’evaporazione del padre. Con ciò Lacan intendeva dire che il nostro è il tempo in cui non esistono più binari simbolici solidi entro cui far scorrere le nostre vite. E la seconda è l’affermazione incontrastata di quello che Lacan chiama il Discorso del capitalista. Cioè l’idea che la salvezza dell’essere umano, la possibilità di risolvere il dolore di esistere, è data dall’oggetto: per salvarci dobbiamo appropriarci di oggetti. Salvo poi verificare che nessuno di essi basta a dare la felicità.

 

Per capitalismo intende la sua degenerazione consumistica?

 

Soprattutto questa. Non è tanto un’accusa al capitalismo come sistema, che nella sua storia ha avuto diverse forme che non vanno confuse. Ma esiste un nocciolo duro nell’economia capitalista legato profondamente all’idea che la salvezza è nel possesso dell’oggetto. Tutte le patologie del desiderio con le quali abbiamo oggi a che fare si caratterizzano per una schiavitù del soggetto nei confronti dell’oggetto. Il cibo, l’ideale del corpo perfetto, lo psicofarmaco, l’oggetto tecnologico sono tutti partner in-umani che hanno fatto irruzione sulla scena modificando i legami interpersonali e sbilanciandoli dal lato dell’oggetto.

 

Secondo il Censis occorre «tornare a desiderare»: «solo il desiderio può darci lo slancio per vincere il nichilismo dell’indifferenza generalizzata». Ma seguendo quello che lei dice, non è lo stesso nichilismo contemporaneo ad avere plasmato e ridotto il nostro desiderio?

 



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