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RICORDO/ L'allievo: Del Corno, il nostro maestro che ci parlava di Sofocle e di Mourinho

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Era interista, Dario Del Corno. Come me, come tutti i miei familiari. Mio figlio Stefano, ragazzo devoto, sostiene che anche il buon Dio e il Papa sono interisti: parlando con loro, non sarebbe difficile trovare un’intesa su Mourinho e Zanetti. Questo è tipico dell’interismo: è una fede fortissima, ma surreale, una fede che esalta e trasfigura. Per l’interista Dario Del Corno lo sport in genere, e il calcio in particolare, era uno spazio incantato, un luogo di affabulazione e di memoria. Al giorno d’oggi non c’è più nessuno che sappia conversare; l’arte della conversazione conviviale (la simposialità, per dirla alla greca) è caduta in desuetudine. Del Corno era un conversatore delizioso: discorreva di teatro, di musica, di letteratura, di varia umanità, mescolando giudizi “seri” e aneddoti leggeri. Intratteneva, divertiva, incantava; ma soprattutto, spiegava. Diceva Gianni Brera che il calcio è un mistero agonistico. Come ogni mistero, non può essere svelato. Ma può essere chiosato, interpretato, percorso: appunto questo faceva Del Corno; con il calcio come con ogni altro tema. Era un maestro naturale, un didatta, un didaskalos. È questa un’attitudine dello spirito, oltre che una disposizione della mente: un’attitudine che nasce da un’attenzione alla persona degli altri, e dalla percezione di sé come tōn pollōn tis (“uno dei tanti”: cioè uomo tra gli uomini, secondo la definizione di Menandro). Ecco: la condivisione della fede calcistica è qualcosa che mi rimane e mi consola. Mi posso illudere che rimandi a una dimensione non frivola dell’essere, che sia – se non una eredità – almeno un contrassegno o un talismano.



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COMMENTI
01/02/2010 - Commento (Salini Rossano)

Capita raramente di leggere testi "in memoriam" tanto carichi di vita, di esperienza e di passione. E di quel tranquillo, direi quasi -in senso positivo- distaccato sentimento delle persone, che nasce solo da una confidenza lunga e profondissima. Il rapporto tra maestro e discepolo viene qui narrato, più che descritto, con una pienezza di umanità e di sapienza che non può non commuovere. La risposta alla studentessa "scarmigliata" contiene forse il segreto di Del Corno così come qui viene ricordato: la coscienza di sé dentro al lavoro, nel cimento con la vita che caratterizza chi veramente si impegna con l'ideale che lo ha conquistato, e che con passione lo accompagna per l'intera esistenza. Grazie a Del Corno; ma grazie anche a al prof. Zanetto per questo dono ai lettori del Sussidiario.