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FILOSOFIA/ La bestia e il sovrano, l’ultima lezione di Jacques Derrida

mercoledì 10 febbraio 2010

 

La bestia e il sovrano è il titolo dell’ultimo dei seminari tenuti dal grande filosofo francese Jacques Derrida, due anni prima della sua morte, avvenuta nel 2004. La casa editrice Galilée ne ha curato l’edizione, in contemporanea con la traduzione italiana, pubblicata da Jaca Book. Questo progetto proseguirà coprendo l’arco di ben trenta titoli, corrispondenti ad altrettanti anni del lungo e fecondo insegnamento derridiano.

Già questo curioso titolo fa enigma, volendo aprire su uno scenario politico, sullo scenario di una discussione politica davvero sui generis. Derrida infatti, come è il suo stile di lavoro, non fornisce punti di vista meramente teorici o analisi, non apre, come spesso oggi avviene, interminabili cahiers de doléances sulle impasses e sui limiti di tali punti di vista, spesso in conflitto tra loro. Come tutti i grandi del pensiero, da Agostino ad Hegel, Derrida non è interessato generalmente a un “punto di vista”, ad una “visione del mondo”. Egli crede piuttosto all’appartenenza a un discorso, al rigore di un linguaggio.

Che cosa vuol dunque dire rigore? Vuol dire confrontarsi con l’origine di ciò che si dice, includere sé in quel che si dice, includere nel discorso il proprio rapporto con il discorso. Si tratta di un’idea di rigore lontana dall’abito troppo stretto delle razionalità contemporanee, spesso asettiche e “cosalizzanti”.

Che l’uomo - secondo la dottrina di Aristotele - sia animale politico è una tesi concepita da Derrida in un modo che diverge da quello dell’antico pensatore greco, come anche dalle odierne bio-politiche, zoo-politiche. È certamente vero che l’uomo è un animale cui si aggiunge la città, la polis. Ma la questione sta nel modo di concepire proprio la politicità di questa polis. Anche se oggi la nozione di politica si allarga ad ospitare la vita, l’immaginario perfino inconscio e simbolico, tuttavia la questione del chi, del soggetto dell’atto politico, rimane avvolta in una censura. Uomo e politico sono concetti non solo contigui ed intersecantisi, ma anche - in altro senso - irriducibili.

 

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