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FOIBE/ Quella strage scomoda che la politica ci ha fatto dimenticare

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Diciamo che l’oblio e l’omertà di allora ebbero cause diverse. La più remota e più profonda, che è quasi antropologica, è questa: non parlando più di foibe si cancellava dalla testa degli italiani la sconfitta, la guerra persa. Una guerra che è stata perduta e che gli italiani della Venezia Giulia hanno pagato più di ogni altro italiano, soprattutto con l’espulsione dalle loro case. Inoltre concorse il timore di alcune forze democratiche per le quali parlare di foibe avrebbe significato delegittimare la visione e il significato della Resistenza in Italia. Il terzo aspetto, ma non per questo secondario, riguarda il ruolo che assunse in quel frangente il PCI. Non dimentichiamo che fino al 1946/47 il Partito Comunista Italiano sosteneva la causa Jugoslava e vedeva dietro Tito il potere di Stalin.

 

Che cosa impedì poi, negli anni successivi alla restituzione di Trieste all’Italia, che se ne parlasse?

 

Fu una politica del quieto vivere. Di fondo l’ipocrisia che ha contraddistinto la nostra Prima Repubblica, dove nessuno voleva assumersi responsabilità per alcun evento relativo al periodo fascista e dell’immediato dopoguerra. L’Italia di allora pagò il proprio debito di guerra con la Jugoslavia mediante le proprietà e i beni di quegli italiani disgraziati che vennero espulsi dalla propria terra. Una vicenda politica orrenda che la dice lunga su quella che era la logica politica della Prima Repubblica. Non ci fu risarcimento. Gli istriani e i dalmati dovettero solo subire l’esilio o la persecuzione.

 

Oltre al Partito Comunista Italiano molte voci hanno rivolto l’accusa contro De Gasperi e la Democrazia Cristiana. Quali furono le responsabilità di questi ultimi?

 

De Gasperi ebbe in un certo senso le mani legate. Più che altro le colpe della Democrazia Cristiana si accumularono negli anni successivi. Quando per non agitare le acque preferì far sì che il tempo rimarginasse la ferita, senza fare memoria di quanto accaduto o, peggio, consegnando la memoria alla destra.

 

Perché dice che fu una scelta peggiore?

 

Perché trasformò la questione delle foibe in un tema elettorale. Le foibe venivano rievocate ogniqualvolta si ponevano questioni si conflitto politico e basta. Non ci fu una seria riflessione storica, culturale sul problema. Nessuno è andato a chiedere una pubblica ammenda alle sinistre, ai comunisti alla Jugoslavia. E poi subentrò la concezione terzomondista dei Paesi comunisti, poveri e intoccabili. La Jugoslavia rientrava fra questi, per cui per questioni politicamente corrette non se ne interpellò mai la responsabilità. 

 

Non trova singolare che il massacro delle foibe, come tutti gli altri crimini comunisti, abbia goduto di una maggiore protezione da parte del giudizio storico rispetto ai pur ferocissimi crimini nazisti e fascisti?

 

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