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FOIBE/ Quella strage scomoda che la politica ci ha fatto dimenticare

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Sicuramente c’è sempre stato un doppiopesismo. È un problema sì connaturato al comunismo, ma in questo caso particolarmente al comunismo italiano. Il PCI ha orientato per decenni gli studi incentivando una sorta di riduzionismo sulle foibe. Ancora oggi in alcune frange estrema sinistra troviamo posizioni negazioniste o che addirittura vanno ancora a giustificare i crimini commessi. È sacrosanto che si condanni chi osa mettere in dubbio la Shoah. Ma sicuramente viene perdonato chi solleva perplessità maliziosamente sui crimini commessi dai titini. Nel ’96 Priebke venne condannato. L’infoibatore Pisculich trovò invece una scappatoia per salvarsi dalla condanna sui medesimi crimini. Ci sarà un motivo, no?

 

Lo studio del fenomeno foibe è oggetto di interesse anche da parte di studiosi internazionali?

 

Grazie a Dio sì. In primo luogo bisogna dire che c’è una generazione di giovani studiosi sloveni e croati che se ne sta occupando. Ci sono studiosi anche di area tedesca che hanno affrontato. A questi si aggiunge la preziosa opera della studiosa statunitense Pamela Ballinger, ricercatrice presso un’università californiana, la quale ha pubblicato più di dieci anni fa un volume rivolto al pubblico anglosassone sulla questione dell’esodo italiano. Sono testi che non hanno avuto fortuna sul piano editoriale per decenni e che grazie alle attività di piccole e locali case editrici sono riusciti a diffondersi. Oggi per fortuna anche i grandi editori stanno comprendendo l’importanza culturale di pubblicazioni riguardanti il tema delle foibe e dell’esodo istriano. Una speranza per la nostra memoria e il nostro futuro.



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